Il mondo capovolto: ora sono i rom a monitorare la Polizia

17 marzo 2015, Americo Mascarucci
Il mondo capovolto: ora sono i rom a monitorare la Polizia
Il mondo dunque si è davvero capovolto? Siamo ormai condannati a vivere in un’epoca in cui a predominare è il rovescio della medaglia? Andiamo per ordine. 

A Roma in un campo rom sono state sequestrate fotocamere e monitor che erano stati installati all’interno dell’area per monitorare la presenza delle forze dell’ordine. Avete capito? Non era la Polizia a controllare i rom, tutti regolarmente pregiudicati, bensì l’inverso, erano loro a dotarsi dei “sistemi di sicurezza” più efficaci per proteggersi dalla possibile irruzione di polizia e carabinieri. Incredibile, eppure è così. 

Così come appare incredibile che un programma televisivo mandi in onda le minacce che un gruppo di rom ha indirizzato contro i giornalisti, intervenuti a filmare il funerale del rapinatore ucciso dal benzinaio; o meglio, questo ci può pure stare, ma che i poliziotti presenti, anziché tutelare il diritto dei giornalisti a svolgere regolarmente il loro lavoro, li invitino ad andarsene per non urtare la suscettibilità dei parenti e degli amici del morto ed evitare grane, questo non è propriamente normale. 

Così come forse non è del tutto normale ascoltare un signore che si fa riprendere beatamente dalle telecamere di un telegiornale raccontando di vivere da anni nella completa illegalità, occupando un alloggio popolare senza versare un euro di affitto e gestendo pure un parcheggio abusivo nel cortile dello stabile. 

Insomma, il mondo è davvero rovesciato e questo, senza voler essere razzisti o xenofobi, è il risultato di anni ed anni di falso buonismo. I rom rubano? Poveretti hanno bisogno di campare, vivono nel degrado e nella sporcizia, sono rifiutati da tutti, nessuno gli vuole bene. E allora sotto con il pietismo a 360 gradi.

Sgomberare i campi rom abusivi? E’ inumano e poi arriva il commissario europeo per i diritti dei nomadi e ci condanna. I rom bruciano rifiuti all’aria aperta producendo diossina e inquinando mezza città? Tranquilli, la multa tocca al povero cittadino che, magari per errore, non ha fatto bene la raccolta differenziata e ha buttato il foglio della carta nel sacchetto dell’umido. 

Una volta non si poteva dire che gli zingari erano tutti ladri perché era uno stereotipo sbagliato e fuorviante; adesso sono i rom stessi ad andare in televisione e a vantarsi di essere ladri. Nemmeno a viso coperto, no, mettendoci la faccia con tanto di nome e cognome. “Si, è vero rubo perché devo campare” ammettono con arroganza, lamentandosi pure perché lo Stato non li tratta come vorrebbero, cioè in guanti bianchi. 

Come se non bastassero i campi rom costruiti a Roma nel corso degli anni fra le proteste dei residenti delle periferie, i miliardi buttati al vento proprio per far fronte all’emergenza nomadi, finiti nelle saccocce dei “signori della solidarietà”, quelli che, sempre in nome del falso pietismo, si proponevano di migliorare le condizioni di vita dei rom. 

Inclusione sociale, questa è stata la parola magica che abbiamo sentito ripetere per anni dai paladini dell’integrazione, sempre pronti a giustificare, a minimizzare, a strumentalizzare ogni atto delinquenziale compiuto dai rom, anche il più efferato, per dare addosso alla politica, incapace di favorire appunto l’inclusione sociale. Buonismo, buonismo ed ancora buonismo, pietismo venduto a buon mercato, con i preti di strada in prima linea, certe associazioni cattoliche e laiche, i partiti della sinistra. 

Siamo arrivati al punto di assuefarci all’illegalità fino a vederla sbandierata davanti alle telecamere e pure a viso aperto, con il tizio che si vanta di vivere da anni di espedienti, in barba alla legge, convinto di stare dalla parte giusta. 
Indignarsi? A che servirebbe? A nulla se non ad avvelenarsi ancora di più il sangue, già avvelenato dal fatto di vedere gli altri, i delinquenti impuniti, liberi di andare in televisione e il cittadino comune, quello onesto che paga le tasse, pronto ad essere sanzionato al primo bollo non pagato per dimenticanza, o magari perché quel mese doveva pensare a cose più importanti tipo sfamare la famiglia. 

Del resto è tutta colpa della società, sono gli altri ad aver “incattivito” il rom che delinque, ad averlo reso violento, è stata l’indifferenza e l’ostilità pregiudiziale della gente a spingerlo ad odiare tutto e tutti e a vivere rubando, rapinando e perché no, pure ammazzando il poveretto che dovesse tentare di difendersi. E state certi che in quella stessa trasmissione ci sarà sempre un politico o un prete a dar loro ragione e ad urlare che la colpa è della mancata “inclusione sociale” e della smania di sicurezza e di ordine pubblico della gente. 

E mentre i cittadini devono aver paura pure di mettere il naso fuori della finestra, i rom nei campi provvedono adeguatamente alla loro sicurezza tutelandosi dalle forze dell’ordine, cioè dalla legge. Ma tranquilli, la legge alla fine è uguale per tutti. O dovrebbe esserlo?
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