Sotto-Marino: cosa resta oltre all'invasione degli stranieri, le critiche del Pd e le polemiche con Alfano

17 novembre 2014 ore 10:08, Americo Mascarucci
marino-6-300x199Il sindaco di Roma Ignazio Marino è dunque giunto al capolinea? Sembra che poco ci manchi. Il suo partito di riferimento, il Partito Democratico, ha alzato nei suoi confronti una sorta di cartellino rosso, facendogli capire a chiare lettere che l’Amministrazione non va e che è giunto il momento di una terapia d’urto; o si riparte da zero con una nuova giunta ed un nuovo programma di governo della città oppure meglio tornare presto alle urne (riportano le maggiori testate). Roma è in fiamme, ma stavolta non c’entra niente il povero Nerone, l’incendio è scoppiato nelle periferie più degradate dove la criminalità divampa e dove ai cronici problemi delle borgate romane, si è aggiunta la presenza sempre più massiccia di extracomunitari difficili da integrare. A Tor Sapienza la gente è scesa in piazza assaltando il centro di accoglienza dove sono ospitati gli immigrati. Il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha accusato Marino di non aver saputo gestire la situazione e di essere il principale responsabile dei disordini degli ultimi giorni: “Perché – ha denunciato Alfano – non si possono trasferire gli immigrati in una borgata già resa difficile dalla presenza dei campi rom”. I residenti di Tor Sapienza già facevano fatica a convivere con gli zingari, figurarsi se potevano pure accettare quella che è stata definita “l’invasione” degli extracomunitari; se a ciò si aggiungono anche i reiterati episodi di criminalità ad opera di stranieri denunciati dai cittadini, è evidente come la bomba sia esplosa senza alcuna possibilità di essere preventivamente disinnescata. Marino scaricato dal governo, Marino scaricato dal suo partito, Marino scaricato dai cittadini e persino dalla associazioni cattoliche che hanno criticato l’assenza di una seria politica di accoglienza e di integrazione da parte del Campidoglio? Eppure la sua elezione a sindaco era avvenuta sotto i migliori auspici, supportata da un larghissimo consenso, un gradimento che lasciava quasi stupefatti per quanto fosse elevato, verso questo medico prestato alla politica che in passato era stato spesso criticato all’interno dello stesso Pd per il suo eccessivo moralismo. Cattolico progressista, amico di due figure di spicco della Chiesa come l’arcivescovo di Palermo Salvatore Pappalardo e l’arcivescovo di Milano Carlo Maria Martini (che aveva in Marino un interlocutore privilegiato per discutere di etica e di scienza), sembrava il candidato ideale per una città come Roma, culla della cristianità ma anche capitale di uno stato laico. Alla fine sarebbe prevalsa di lui l’immagine del laicista a tutto tondo, quella di un sindaco che in altri tempi avrebbe guadagnato, forse, la tessera onoraria del Partito Radicale, capace di intraprendere un vero e proprio braccio di ferro con il ministro dell’Interno ed il Prefetto di Roma pur di ottenere la registrazione dei matrimoni gay contratti all’estero. Un’intraprendenza che gli ha fatto conquistare gli applausi e gli elogi delle organizzazioni per i diritti degli omosessuali. Peccato però che mentre si faceva fotografare sorridente circondato da coppie gay con tanto di figli al seguito, nelle periferie montava la protesta dei cittadini contro i ripetuti episodi di violenza e teppismo ad opera soprattutto di extracomunitari; Marino chiuso nelle stanze “dorate” del Campidoglio non vedeva, non sentiva e non parlava, salvo rendersi conto della situazione soltanto quando l’incendio era ormai divampato e anche l’immediato intervento dei pompieri non era più sufficiente a contenere i danni? In più si è aggiunta quella storiaccia delle multe non pagate ... Adesso per lui la situazione si è fatta davvero complicata perché a sfiduciare il suo operato non è più soltanto l’opposizione ma il principale partito di maggioranza, il Pd che pretende un cambio di passo a 360 gradi. Prendere o lasciare? Azzerare tutto e ripartire o restituire al più presto la parola agli elettori? Comunque la si pensi appare evidente come il “fenomeno Marino” si sia ormai del tutto sgonfiato e di come sia palpabile la delusione di una città che in lui aveva visto un’autentica e concreta prospettiva di cambiamento.
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