La Chiesa apre al digitale: è boom di “app cristiane”

17 settembre 2014 ore 9:51, Giuseppe Tetto
La Chiesa apre al digitale: è boom di “app cristiane”
Danno una mano in cucina, aiutano a ritrovare la strada, misurano il battito cardiaco e calcolano il peso. Traducono, leggono e possono essere un piacevole passatempo. Ma queste non sono che un infinitesima parte di quello che le cosiddette “App” sono in grado di fare.
Sconosciute fino a qualche anno fa, oggi hanno invaso la totalità delle nostre vite, tanto da andare a rappresentare uno dei punti cardine per il futuro digitale di intere generazioni. Non stupisce allora il grande impiego di forze messo in campo dalla Silicon Valley per creare applicazioni sempre più innovative e che vadano a ricoprire tutti gli apparati sociali. Sarà per queste ragioni che la regione californiana, patria mondiale delle nuove tecnologie, sta guardando con grande interesse allo sviluppo di App per la Chiesa. Leggendo attentamente i numeri, si nota un vero è proprio boom di “app cristiane” che è esposo negli ultimi mesi. Dalla recente doppia Canonizzazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, che ha dato il via a un vero scossone sui social network sdoganando il mondo ecclesiale, sono migliaia le app spuntate fuori come i funghi che forniscono i più disparati servizi, come aiutare i prelati e affini nella gestione delle tante attività che coinvolgono i fedeli. Un fenomeno che ha attirato perfino l’attenzione del “Financial Times”, che spiega come siano già ben avviati svariati progetti: dalla raccolta dati relativi ai fedeli che compongono una specifica comunità all’amministrazione di asset quali gli organi della chiesa o addirittura i cimiteri. Una società americana ha messo a punto funzioni "cristiane" per gli smartphone, incluso un "muro di preghiera" tipo Facebook e un sistema che consente ai fedeli di effettuare donazioni tramite sms. Tra le startup che stanno puntando maggiormente sul mondo che circonda la religione cristina vi è “ChurchDesk”, società leader nello specifico mercato danese, ma molto in crescita in paesi come Germania e Gran Bretagna: “Le Chiese si amministrano da sole da migliaia di anni, ma ora vengono sfidate dalla storia e hanno bisogno di trascorrere meno tempo nell’amministrazione e più tempo sui valori in cui credono”, sono le parole del presidente Klaus Nyengaard a cui fa eco la fondatrice della startup, Christina Steffensen: “Le chiese hanno bisogno di conoscere i propri clienti”. È per questo che, tra le tante idee, una realtà è il servizio che permette ai pastori e reverendi di inviare messaggi specifici a un determinato numero di persone che, molto probabilmente, li ignorerebbe se fossero esclusivamente su carta stampata.
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