Gay Pride e raduno degli harleysti: l'orgoglio del branco relativista

18 giugno 2013 ore 12:04, Americo Mascarucci
Gay Pride e raduno degli harleysti: l'orgoglio del branco relativista
Lo scorso fine settimana a Roma, quasi in contemporanea, è andato in scena il bullismo modello Harley Davidson ed il libertarismo del gay pride. Diciamolo chiaramente, a prima vista sembrava quasi che la Capitale si fosse riscoperta teatro delle diversità, da intendere in questo caso come contrapposizione di due opposti stili e modelli di vita.
Quei “giganti” a bordo delle moto Harley con i muscoli come rocce, il corpo tatuato, i capelli lunghi e le barbe incolte, apparivano come l'esaltazione del machismo, dell'uomo duro, del maschio che ostenta la forza fisica per impressionare e mostrarsi, anche a bordo delle potenti e roboanti moto, come il padrone incontrastato della strada. Dall'altra parte sfilava invece il mondo gay, dove l'orgoglio omosessuale si mescolava al sovvertimento della natura: i maschi erano travestiti da donna con parrucche colorate, rossetto rosso fuoco, seni finti ma ostentati come fossero veri e le donne che, al contrario, sembravano voler imitare i maschioni delle Harley. L'unica caratteristica che accomunava i due mondi così apparentemente distinti era rappresentato dalla forza del branco. I motociclisti delle Davidson infatti traggono il loro potere e la loro autorità sfilando in gruppo per le strade ed assordando i timpani in una sorta di gara al motore che “urla” di più. Il mondo omosessuale, proprio nel raduno del gay pride, ricava l'orgoglio e la forza di gridare al mondo la propria condizione, sapendo che tutto intorno c'è l'universo gay che si è radunato con l'occasione in quella città. Un modo diverso, ma pur sempre efficace, di interpretare l'appartenenza al branco, alla comunità. Da una parte il bullismo del motore, dall'altra invece il desiderio di esaltare la diversità come pura normalità. Due mondi che vanno rispettati, ma che solo in parte rappresentano quello reale. Quel mondo fatto di tante persone semplici che non amano la facile visibilità e che vivono in assoluta riservatezza la propria condizione, qualunque essa sia, ed i propri hobby senza andare alla ricerca disperata dei riflettori. Sfrecciare a bordo delle Harley o sfilare al gay pride è un modo diverso, ma uguale, di mostrarsi a tutti per quello che, forse solo in quel momento, si riesce ad essere veramente. Perché poi, nella vita di tutti i giorni, non è che si va sul posto di lavoro con la divisa da harleysta o vestiti da drag queen. Ma in quel momento c'è l'occhio delle televisioni puntato su di te e soprattutto c'è il branco che ti riconosce come parte integrante della comunità e ti protegge nel proprio alveo. Perché quando si è nel branco non si ha paura di nulla e ci si può permettere anche ciò che, da soli, non ci si sognerebbe mai di fare. Carpe diem, ossia cogli l'attimo. A Roma in questo frenetico fine settimana in tanti hanno voluto cogliere l’attimo. La città a metà fra sacro e profano rappresentata dai partecipanti al raduno motociclistico con tanto di benedizione papale, ha fatto da contro altare alla città radicale e libertaria delle associazioni omosessuali orfane del neo sindaco di Roma Ignazio Marino. Quest’ultimo si è tenuto ben lontano dal raduno gay rivendicando il suo diritto a trascorrere il fine settimana con la famiglia. Polemiche a parte, Marino ha scelto il mondo reale, che trae la propria forza nel nucleo familiare e nelle amicizie vere e che non ha bisogno del branco per ricavare la propria autorevolezza.
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