Santori: «Dopo la vittoria storica per le donne e le famiglie tradizionali, ora tocca a Zingaretti. Non li deluda»

18 marzo 2014 ore 14:22, Giuseppe Tetto
Santori: «Dopo la vittoria storica per le donne e le famiglie tradizionali, ora tocca a Zingaretti. Non li deluda»
Il 5 marzo il Consiglio Regionale del Lazio ha approvato all’unanimità l’Ordine del giorno “Tutela della donna nel matrimonio tradizionale e tutela della libertà d’espressione a fronte della Proposta di Legge nazionale contro l’omofobia e la transfobia”.
Firmatario il consigliere regionale Fabrizio Santori, che intervistato da IntelligoNews, spiega le ragioni di documento importante, che va a toccare un tema delicato come quello della violenza per tutti i cittadini, collocandosi in netta contrapposizione con la legge Scalfarotto, in discussione in Parlamento. È soddisfatto del risultato ottenuto con il suo ordine del giorno? «Il 5 marzo, con l’approvazione all’unanimità, è stata raggiunta una grande vittoria per la tutela delle donne e della famiglia tradizionale. Si tratta di un documento che rimarrà nella storia del Consiglio Regionale del Lazio, visto che non è mai accaduto in nessun altra Giunta regionale. Soprattutto alla luce del tema spinoso e dell’opposizione dura di una certa sinistra, che continua, invece, a sponsorizzare la legge Scalfarotto a livello nazionale. Oggi il Consiglio Regionale del Lazio ha impegnato, di fatto, il governatore Zingaretti a sostenere tutte le azioni per il contrasto alla violenza e, senza sottostare ai deliri degli "studi di genere", ad esprimersi sulla questione dei limiti incostituzionali alla libertà di espressione che verrebbero imposti dal disegno di legge, attualmente in discussione in Parlamento, dal titolo “Disposizioni in materia di contrasto dell'omofobia e della transfobia"». Quali sono i punti fondamentali del suo documento? «Ci sono particolari riferimenti che vanno a tutelare le famiglie numerose con minori; ma anche le famiglie con disabili, agli anziani non autosufficienti, le politiche abitative per la famiglia. Tutto questo per garantire centralità e cittadinanza sociale alla famiglia. Cosa che non fa il testo Scalfarotto, che è di fatto una lettura ideologica che certifica una certa cultura, che molti di noi non sentono propria. E l’approvazione all’unanimità ne è la prova». Pensa che possa essere un precedente per aprire una discussione anche a livello nazionale? «Immagino e spero di sì. Abbiamo avuto il consenso in ambito regionale, dove sono rappresentate tutte le forze politiche. Ora dobbiamo attendere Zingaretti, che dovrà necessariamente attenersi agli impegni che il Consiglio Regionale gli ha dato. Intanto le premesse e le considerazioni dell’ordine del giorno sono molto positive, soprattutto vanno a sfiduciare le parole dell’assessore regionale alla cultura, Lidia Ravera». Quali parole? «Ravera spesso ha avuto una posizione completamente diversa da quella che è la posizione dei consiglieri che rappresentano l’elettorato moderato cattolico, esprimendosi, ad esempio, più volte sulla questione del feto descrivendolo come un “grumo di materia”. Ma anche con la sua proposta di legge esaltava la cultura “gender” e  poneva l’accento più sulle violenze di genere che sulle violenze a prescindere dal sesso». Cosa l’ha spinta a battersi per queste tematiche? «Tutto nasce dalla mia predisposizione culturale. Da sempre ho presentato atti in favore delle donne e della famiglia tradizionale, così com’è intesa dalla Costituzione italiana. Così alla prima opportunità utile ho voluto presentare un atto che andasse in questa direzione. Ho lavorato duramente per creare un documento che potesse mettere d’accordo tutti gli altri consiglieri. Questo a mio avviso e il vero dono fatto dal consiglio regionale per l’8 marzo: non solo a tutte le donne ma a tutti i cittadini del Lazio che credono nella famiglia tradizionale e sono contro qualsiasi forma di violenza». Dal punto di vista politico, a chi va questa vittoria? «Il mio avviso è che una vittoria di tutti i cittadini della Regione perché si puntellano alcuni valori che sono “valori non negoziabili”. Allo stesso tempo, politicamente parlando, è una vittoria che va nell’ottica di un’unione delle forze moderate del territorio e di un’espressione di destra della visione familiare e della sociètà».
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