Processo Mafia Capitale, il giorno delle parti civili

18 novembre 2015 ore 14:45, Luca Lippi
Processo Mafia Capitale, il giorno delle parti civili
Ammesse al processo 23 parti civili su 65, 42 quelle respinte. Ci si aspettava un’udienza interlocutoria, quasi un proforma, e invece è stata un’udienza fiume con un'attesa infinita per conoscere chi potrà costituirsi parte civile al processo. Cinque ore di camera di consiglio e una decisione resa nota a mezzanotte. Questo il primo giorno del processo nell’aula bunker di Rebibbia (il secondo per la cronaca, ma la prima nella sua sede definitiva). 

Il collegio della X sezione penale presieduta da Rosanna Ianniello ha spiegato, in un provvedimento di una ventina di pagine, che "sono stati accolti quegli enti o quelle associazioni che, in base agli statuti e agli atti costitutivi, sono specificamente preposti alla lotta e alla prevenzione dei fenomeni mafiosi, alla realizzazione di alternative al fenomeno mafioso stesso, alla solidarietà ed assistenza nei confronti delle vittime della mafia, nonché al contrasto dei fenomeni di corruttela, estorsione e usura che arrecano pregiudizio all'ordinato e pacifico svolgimento della convivenza sociale".

In sostanza la seconda giornata di udienza del “processo dell’anno” si è aperta con una fiumana di soggetti, tra associazioni, partiti politici ed enti locali, che hanno chiesto di poter figurare in giudizio come parti lese. E ieri questa pletora di aspiranti parti civili si è fatta sentire, provocando anche qualche momento di tensione. Il Giudice infatti non ha concesso le repliche, scatenando da parte degli avvocati difensori una vera e propria rivolta. Nulla che non sia ordinaria amministrazione, è comprensibile che si compongano situazioni come quella appena riportata in sintesi; lodevole la tenuta del Giudice che ha chiaramente fatto intendere che non saranno tollerate altre perdite di tempo.

Ammessi dunque tra i soggetti legittimati a lamentare danni dalle condotte degli imputati: il Campidoglio, la Regione Lazio, il ministero dell'Interno e poi il Comune di Sant'Oreste, le amministrazioni giudiziarie delle società sequestrate, Ama spa, il Pd Unione regionale Lazio (con riferimento al danno morale nei confronti dei soli imputati iscritti o eletti nelle liste del partito), il Fallimento Unibar e l'Eur Spa, l'Associazione Antonino Caponnetto, l'Associazione Libera, Sos Impresa, Cittadinanzattiva Onlus, Centro di iniziativa per la legalità democratica, l'Associazione Nazionale Vittime di usura estorsione e racket, l'Ambulatorio Antiusura Onlus, l'associazione Antimafie e Antiracket Paolo Borsellino, Fai Antiusura Ostia Volare Onlus, l'associazione Fai Antiracket-Antiusura Roma-Agisa Onlus, la Legacoopsociali, l'Associazione Nazionale delle Cooperative sociali, il Consorzio Calatino Terra di Accoglienza, l'Associazione Forum delle Associazioni antiusura e il Consorzio Castel Porziano 98.

Respinte le istanze di costituzione in parte civile di: Camera di Commercio di Roma, Confindustria,  Fondazione Antonino Caponnetto, Federazione Antiracket italiana, la Società Cooperativa Capodarco, l'Associazione Movimento difesa del cittadino, l'Assoconsum, l'Associazione movimento consumatori, l'Associazione Codici-Onlus Centro per i diritti del cittadino, il Codacons e Legambiente, il gruppo di rifugiati e profughi, singoli cittadini, 37 rom del campo nomadi di Castel Romano e gli ex consiglieri comunali e regionali del m5s.

La spiegazione dell’esclusione è stata motivata nel Provvedimento con le seguenti motivazioni: “si escludono gli enti dediti per statuto ad attività, anche finalizzate a migliorare genericamente il rapporto tra cittadino e pubblica amministrazione, essenzialmente di studio e di ricerca e dunque non specificamente danneggiati dai reati contestati". Così come non prenderanno parte al processo quegli altri enti, fra tutti quelli che tutelano i consumatori, "che si limitano soltanto ad ipotizzare un danno di tipo generico e privo di concreta connotazione".

autore / Luca Lippi
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