Cori allo stadio: la dittatura democratica ne sanziona alcuni, altri no. Quale libertà per i tifosi?

19 febbraio 2014, Micaela Del Monte
La notizia è che hanno squalificato anche il settore Distinti Sud della Roma. Ma non fa più notizia. 

No, perché ormai lo "sfottò" non è più concesso. O almeno così pare, e quindi i giallorossi dovranno fare a meno di un'altra grande fetta del suo pubblico. Ma la questione, se pur ormai vecchia storia, è sempre più accesa. 

Non tanto perché i tifosi continuano a cantare cose "proibite" ma perché le tifoserie sono più che mai unite nel combattere la norma che vieta questo tipo di espressione. Non è un caso quindi che in seguito alla squalifica della Curva Sud per Roma-Sampdoria (già scontata) e quella di Roma-Inter, i tifosi neroazzurri abbiano esposto uno striscione pro-romanisti.

E non è neanche un caso che durante la partita di domenica scorsa proprio tra i giallorossi e i doriani quest'ultimi abbiano applaudito il "lavali col fuoco". E questo è accaduto non tanto perché i blucerchiati appoggiavano il coro, ma perché appoggiavano la protesta.
Cori allo stadio: la dittatura democratica ne sanziona alcuni, altri no. Quale libertà per i tifosi?

È questo che va sottolineato e preso particolarmente in considerazione. 

Si sta uccidendo il calcio così? Il calcio quello vero, quello che senza sfottò e senza un po' di rivalità (anche territoriale) non ha senso di esistere. Da sempre esiste questo genere di cori, e attenzione: nessuno dice che non siano di cattivo gusto, ma da qui a soffocare la voce che anima questo sport ce ne passa. Perché più volte si è detto che oltre alla rivalità territoriale e al "disprezzo" che alcune tifoserie hanno verso Napoli (che alla fine è un luogo comune e soprattutto ormai una tendenza di cui si ignorano le fondamenta), di disprezzo verso l'altro ce n'è tanto, tanto altro, e verso altrettante città d'Italia. Si possono citare decine e decine di cori di questo tipo che però non vengono mai sanzionati. "Toscane pu***", "Genova puzza di pesce", "Schifosi romani", "C'avete solo la nebbia" (riferito ai milanesi), e tanti altri. Anche questa, come già detto tante volte, è discriminazione territoriale, è offensivo e diffamatorio. Sì, ma tutto finisce al triplice fischio finale.

È inaudito pensare che un romano non sia mai andato a Napoli, a Milano, a Genova o a Firenze. Quello che è sano e irriverente sfottò è, e deve rimanere, circoscritto al campo di calcio.
Cori allo stadio: la dittatura democratica ne sanziona alcuni, altri no. Quale libertà per i tifosi?
 

Tutto cambia se poi il coro si trasforma in violenza, ad esempio come il lancio di bottigliette piene di liquidi organici come accaduto durante la semifinale di Coppa Italia tra Napoli e Roma dove il settore ospiti giallorosso si è stato inondato di liquido giallo, che di certo non era limonata, o al lancio di petardi e altri tipi di oggetti, allora sì, a quel punto le curve hanno tutto il diritto di essere chiuse

 Perché poi ci sono tanti altri dettagli a cui pensare, e a cui nessuno pensa, nel momento in cui ciò accade. Se per chi ha acquistato i biglietti per le partite "vietate" è previsto il rimborso, per gli abbonati così non è. Migliaia di persone si trovano quindi, per quanto riguarda la Roma, ad aver pagato preventivamente tre partite (ricordiamo anche la chiusura della curva Sud per la prima di campionato Roma-Verona) a cui non parteciperanno e per le quali non riceveranno indietro neanche un euro. 

Non è anche questa una sorta di discriminazione? C'è chi fa dei sacrifici per seguire sempre la propria squadra e in questo modo si trova a dover perdere del denaro, spesso, a causa di altri. Ma, seppur questo può sembrare un problema minore, è sempre un problema.

E a rimetterci economicamente ci sono anche le società stesse che perdono centinaia di migliaia di euro per il mancato incasso dei biglietti che rimangono invenduti. E anche la squadra in campo ci rimette, perché si sa, soprattutto a Roma, il tifo è fondamentale.

Cori allo stadio: la dittatura democratica ne sanziona alcuni, altri no. Quale libertà per i tifosi?
E poi, non è discriminazione punire soltanto una o due tifoserie e non tutte? Perché forse non tutti ricordano che nella finale di Coppa Italia del 2012 tra la Juventus e proprio il Napoli, i tifosi bianconeri cantarono "Lavali col fuoco" e "Noi non siamo napoletani" rivolgendosi agli avversari. E allora, perché due anni fa non accadde nulla? E ancora, proprio al ritorno della semifinale di quest'anno tra la Roma e Napoli (disputata a Napoli) apparve uno striscione con scritto "Noi non siamo sporchi romani". Arrivò la squalifica della curva biancoazzurra? No. 

L'Atalanta era stata ripresa più volte per "discriminazione territoriale", ma se l’è cavata con multe da 10 mila euro l’una e non con la chiusura di settori. Per la Roma si è addirittura effettuato uno slittamento della pena da una competizione all'altra! 

Cori allo stadio: la dittatura democratica ne sanziona alcuni, altri no. Quale libertà per i tifosi?
La libertà di pensiero e d'espressione, insieme al calcio, sono state mozzate, soppresse e represse. E questo non può che comportare dei problemi in altro senso. Perché il calcio, come qualsiasi altro sport, è uno sfogo. Sano, puro e legalissimo sfogo. Per questo i bambini dopo la scuola fanno sport, così dopo una settimana di lavoro c'è chi va a passeggiare con il cane, chi va a pranzo fuori, chi sta a casa a guardare un film e chi ha il bisogno di assistere ad una partita di calcio, e questa è una necessità che non abbiamo nessun diritto di abolire, a meno che non sia prettamente necessario. 

"Lavali col fuoco" non è uno di questi casi. Se questa è discriminazione allora  ci sono anche tante istituzioni, legalmente accettate, che non hanno ,diritto di esistere. C'è chi chiede di smettere di cantare per il bene del calcio, c'è chi invece continua a cantare per il bene del calcio; e c'è chi insiste nel massacro di questo sport, in ogni modo possibile.

La Roma ha finalmente alzato la voce, e lo ha fatto presentando ricorso ad ogni livello legale possibile, ricevendo però molteplici risposte negative. Ma questa società non è sola.

Per una volta le tifoserie e le società sono unite, è questo che dovrebbe sottolineare quanto questa norma sia inutile e insensata. Perché l'odio tra le tifoserie c'è ed è giusto che ci sia, ma esclusivamente quando ce n'è bisogno.

Ma poi, la discriminazione territoriale in Europa esiste? Come a Roma nel derby lo sfottò c'è anche tra squadre della stessa città. I tifosi del West Ham (East London) cantano ai rivali del Millwall "Il sud di Londra è pieno di m***a" oppure i tifosi dello United a quelli del City "Il City è una m***a, questa è la verità".
Lo stesso in Germania tra Dortmund e Schalke ("Schalke non ha il diritto di esistere. Noi andremo al loro funerale!"), in Francia con striscioni del Lens ("Consanguinei, pedofili e disoccupati: benvenuti fra i terroni!") e in Spagna tra Madrid e Barcellona ("Venite con gli Ultras del Sud, andiamo a Barcellona, dobbiamo bruciare il Camp Nou, dentro ci sono 100mila bastardi, è la strada più breve per finire questi maiali"). Tutti, anche se più gravi, senza nessun provvedimento.
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