Polemica su ronde a Roma. Pecoraro dice che c'è lo Stato, ma i cittadini si organizzano

19 febbraio 2014 ore 12:52, Americo Mascarucci

Polemica su ronde a Roma. Pecoraro dice che c'è lo Stato, ma i cittadini si organizzano
Il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro ha ragione da vendere nell’intervista rilasciata oggi al quotidiano Il Messaggero: “Le ronde a Roma non servono, c’è lo Stato a garantire sicurezza”.

Il rappresentante del Governo nella Capitale ha pure annunciato che, tutti quei cittadini che organizzeranno ronde non autorizzate, saranno perseguiti a norma di legge. A Roma la microcriminalità fa paura, comincia ad essere troppo pesante il bilancio delle rapine sfociate spesso in omicidi, legate maggiormente al commercio della droga, ma anche al disagio sociale causato dalla crisi economica e dall’assenza di lavoro.

La gente ha timore, anche perché se prima certi episodi erano circoscritti alla periferia, adesso anche quei quartieri considerati “isole felici” sono a rischio. E così i cittadini, non sentendosi protetti dallo Stato, decidono di ricorrere al “fai da te” ovvero alle ronde, per controllare il territorio e fare da deterrente allo sviluppo della microcriminalità. Che ormai sta diventando un’emergenza.

Pecoraro ha annunciato il potenziamento dei controlli da parte delle forze di sicurezza in tutta la città, con la prossima istituzione di nuovi presidi di polizia nei quartieri considerati più a rischio, ad iniziare da Tor Bella Monaca sempre più teatro di regolamenti di conti fra clan criminali rivali che si contendono il mercato della droga. Tutto ciò per dimostrare materialmente la presenza dello Stato laddove la delinquenza sembra aver assunto il controllo della situazione.

Il Prefetto evidenzia come oggi sia paradossalmente più facile contrastare la criminalità organizzata piuttosto che il microcrimine, quello appunto che è alla ricerca degli spiccioli indispensabili all’acquisto di droga o alla sopravvivenza. Il piccolo crimine che genera rapine, scippi, furti nelle abitazioni ecc.,i reati che all’atto pratico sono percepiti maggiormente dai cittadini e sono fattore di insicurezza.

C’è da dire che quando lo Stato ha voluto davvero contrastare la delinquenza e ha deciso di fare sul serio, i risultati si sono visti. Di esempi se ne potrebbero fare tanti. Alla fine dell’ottocento, quando nelle terre della Maremma tosco-laziale fra Tarquinia e Grosseto imperversava il brigantaggio ed il celebre brigante Domenico Tiburzi aveva sostituito la sua legge a quello dello Stato, il Governo dell’epoca inviò in Maremma squadre speciali dei Carabinieri al comando dell’eroico capitano Michele Giacheri che con un’azione capillare mirata soprattutto ad indebolire il consenso e la protezione che le popolazioni offrivano ai briganti, riuscì a reprimere il fenomeno del brigantaggio catturando lo stesso Tiburzi che morirà in un conflitto a fuoco.

Nel 1925 Benito Mussolini inviò a Palermo il prefetto Cesare Mori con poteri speciali per combattere e reprimere il fenomeno mafioso sull’isola e Mori, utilizzando metodi molto duri ma efficaci, raggiunse lo scopo.

Verso la metà degli anni cinquanta il ministro degli Interni Fernando Tambroni inviò in Calabria il questore Carmelo Marzano al comando di nuclei speciali di polizia e carabinieri con poteri straordinari per catturare il latitante Castagna e piegare la ndrangheta. Eppoi come non ricordare la lotta contro le Brigate Rosse con l’unità speciale anti terrorismo coordinata dal generale Carlo Alberto dalla Chiesa (lo stesso che si vedrà negare anni dopo da prefetto di Palermo i poteri straordinari per combattere la mafia).

E negli ultimi anni, dopo le stragi di Capaci e Via d’Amelio è indubbio come lo Stato abbia alzato il livello di contrasto alla criminalità organizzata, conseguendo importanti risultati con l’arresto di numerosi boss di Cosa Nostra. Lo Stato c’è, questo è innegabile, ed ha ragione il prefetto Pecoraro a sottolinearlo. E a difendere i cittadini, la loro sicurezza, ci devono essere le forze dell’ordine, professionalmente preparate ad affrontare il crimine, non giustizieri improvvisati e privi della minima esperienza.

Ma è altrettanto innegabile che in Italia si continua ad intervenire sempre e solo nell’emergenza. E’ questo forse che genera insicurezza fra i cittadini. Il timore di essere protetti solo per un tempo limitato, con lo Stato pronto ad abbassare la guardia quando poi certi fenomeni sembrano soltanto apparentemente superati.

 

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