Prostituzione Eur, Pedica Vs Santoro: “Fa goliardie e boutade. Spostiamo il presidio della Polizia"

19 maggio 2015, Marco Guerra
Prostituzione Eur, Pedica Vs Santoro: “Fa goliardie e boutade. Spostiamo il presidio della Polizia'
Dopo aver messo in un cassetto la proposta delle strade a luci rosse, Andrea Santoro (Pd), presidente del IX Municipio di Roma, torna alla carica e per eliminare la prostituzione dall’Eur annuncia che in settimana sarà pronta una bozza dell’ordinanza con cui si andranno a individuare le zone del quartiere più problematiche. In pratica sarà uno ‘zonig’ al contrario, dove saranno indicate le vie in cui non sarà tollerata la prostituzione. Voci contrarie arrivano però dallo stesso Partito Democratico. Stefano Pedica, coordinatore di Cantiere Democratico, spiega ad IntelligoNews i rischi legati a questa iniziativa che porterebbe solo “ulteriore degrado nelle aree più periferiche”. 

Ancora “fuoco amico” su Santoro. Pedica perché boccia l’ordinanza che vuole vietare la prostituzione in alcune aree circoscritte dell’Eur? 

«Io sono contro la ghettizzazione e l’emarginazione di alcuni quartieri di Roma. Il problema non si risolve infatti spostando le prostitute da un quartiere all’altro, mettendo la polvere sotto il tappeto, ma combattendo il racket dello sfruttamento della prostituzione».
 
Certo lei vuole una soluzione alla radice, ma non è semplice…

«Intanto possiamo disincentivare i clienti mettendo un posto fisso di polizia nelle zone dove è maggiormente praticata la prostituzione. Una volante della polizia o una delle tante camionette dell’Esercito usate nel piano di sicurezza delle grandi città. Se siamo in emergenza magari si può levare un ‘piantone’ fisso sotto la casa di qualche politico per poterlo utilizzare per il presidio del territorio. E se la prostituzione si sposta in zone ancora più periferiche spostiamo anche il presidio della polizia. Questa sarebbe una prima risposta seria; le altre sono solo goliardie e boutade tirate fuori dal presidente del municipio Santoro. Su questo mi ha dato ragione anche il prefetto Gabrielli»

Il presidente Santoro, come è nelle sue funzioni, magari sta pensando prima a risolvere i disagi cittadini che il dramma della prostituzione…

«Guardi che io sono il primo ad occuparmi dei cittadini, per questo dico che il problema non si risolve spostandolo da una zona all’altra, col il rischio di portare ulteriore degrado in zone più periferiche che già annoverano altre criticità pesantissime. Sono consapevole che gli abitanti delle periferie hanno il diritto di andare al parco e di vedere spuntare fiori tra l’erba anziché preservativi usati. Anche perché vorrei sapere con quale criterio vengono tutelate alcune strade piuttosto che altre. A volte può arrivare anche la chiamata del potente di turno per farsele allontanare da davanti casa. La tolleranza zero non significa creare quartieri a luci rosse ma combattere le organizzazioni che sfruttano queste ragazze. Sono note a tutti le zone dove esercitano, l’Eur, il Flaminio…cosa aspettiamo ad intervenire portando queste donne in commissariato per essere identificate? ».

Dunque più polizia. La sua è una risposta meramente sotto il profilo dell’ordine pubblico? 

«Non solo, naturalmente alle attività investigative e di controllo del territorio bisogna affiancare quelle dei servizi sociali che hanno il compito di capire in che condizioni versano queste ragazze. Se sono sulla strada a seguito di una libera scelta o se invece sono state schiavizzate dalla criminalità. Nella maggior parte dei casi gli aguzzini sequestrano il passaporto di queste donne per impedire loro di fuggire. Dico anche che ci vuole la massima fermezza, se si tratta di clandestine che esercitano senza contrizioni vanno espulse». 

Il fenomeno va affrontato a livello nazionale ed è oggetto di diverse proposte di legge. Lei che ne pensa delle ‘case chiuse’?

«Il modello olandese non è esportabile in Italia, anche perché perfino nei Paesi Bassi si è evidenziato il rischio di infiltrazioni criminali nella gestione di queste strutture. Comunque al parlamento italiano sono stati depositati tre o quattro testi di legge ma nessuno è stato ancora dibattuto; naturalmente alcuni di questi ripropongono la soluzione delle case di tolleranza. Tuttavia, ribadisco, non si risolve il problema mettendo la polvere sotto il tappeto. Tanto più se stiamo parlando del governo Renzi che non ha mai avuto il timore di affrontare tutti le tematiche nascondersi dietro soluzioni spot».
autore / Marco Guerra
Marco Guerra
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