Roma, sciopero ridotto venerdì 20 maggio: gli orari dello stop

19 maggio 2016 ore 11:11, intelligo
di Luciana Palmacci 

Si prevede un altro venerdì nero per i trasporti nella Capitale. A incrociare le braccia domani 20 maggio saranno i lavoratori di Atac dalle ore 8.30 alle 12.30. In realtà lo sciopero era stato promosso per 24 ore, ma il prefetto uscente Franco Gabrielli ha dato disposizioni diverse, riducendo la protesta a sole 4 ore. Alla decisione la prefettura è giunta ponderando le eventuali ripercussioni che lo sciopero avrebbe avuto sui livelli minimi essenziali del trasporto urbano, e scaturisce dalla “necessità di garantire i diritti costituzionali alla mobilità dei cittadini”. Ma con metro e bus fermi si teme comunque il rischio caos. 
Roma, sciopero ridotto venerdì 20 maggio: gli orari dello stop

Venerdì infatti i disagi saranno maggiori visto che lo sciopero generale della scuola che coinvolgerà docenti e personale Ata per l’intero arco di ore lavorative (previste manifestazioni lungo viale Trastevere). Di fatti, fa sapere la Procura, "il sistema del trasporto urbano continuerà a conoscere picchi di utenza, dovuti sia alla concomitanza dello sciopero nazionale del personale della Scuola, sia all'incremento delle presenze turistiche in questo periodo dell'anno" che si aggiungono a quelli dei fedeli per il Giubileo. 
Oltre a questo si teme quello che accadde il 21 aprile scorso, in occasione dell'ultimo sciopero in Atac, quando arrivarono all'azienda numerosi certificati medici avviando un'indagine interna. Si spera che la protesta silenziosa non si replichi anche domani. 

I motivi di questo ennesimo sciopero proclamato dai sindacati del trasporto pubblico per i dipendenti Atac riguardano il nuovo contratto di lavoro, ritenuto eccessivamente penalizzante per gli oltre 11 mila dipendenti dell’azienda di trasporti di Roma sia per quanto riguarda le condizioni di lavoro che le retribuzioni. I sindacati, infatti, chiedono la possibilità di sottoporre il testo dell’accordo all'approvazione dei lavoratori attraverso un referendum. Possibilità negata dall'azienda e interpretata, secondo una nota del sindacato Ubs, come un tentativo di “restringere il diritto democratico dei lavoratori ad esprimere il proprio dissenso”.
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