Le scuole del Lazio e il finanziamento contro l'omofobia. Santori dà battaglia: "Ribellarsi così"

02 febbraio 2015 ore 11:42, Micaela Del Monte
“L’attuale maggioranza continua a proporre e finanziare iniziative che, sotto le mentite spoglie di lotta all’omofobia, celano l’ideologia del gender con lo scopo di compiacere e rabbonire una certa area ormai culturalmente strutturata e politicamente influente”.  

 Furono le parole della vicepresidente della Commissione Cultura della Regione Lazio Olimpia Tarzia dopo che lo scorso 13 ottobre il governatore della Regione Lazio Nicola Zingaretti e il suo vice Massimiliano Smeriglio presentarono in conferenza stampa (a cui hanno preso parte le associazioni che hanno vinto il bando, tra cui Gay center per il laboratorio contro la discriminazione, T6 società cooperativa per Stop lgbt bulling, Dì gay project per D@p-Diritti al punto, Cirses, Agedo, Genitori rainbow, Famiglie arcobaleno, Libellula e Circolo Mario Mieli per Lgbt all right(s)) il finanziamento di un piano per le scuole contro l'omofobia e la transfobia.

Le scuole del Lazio e il finanziamento contro l'omofobia. Santori dà battaglia: 'Ribellarsi così'
La Tarzia si riferiva ai 120 mila euro stanziati  “per la realizzazione di progetti teoricamente finalizzati al contrasto all’omofobia, ma di fatto promotori della cultura Lgbt” e che - secondo la consigliera regionale - sottolineerebbero "l'ennesimo insulto ai danni delle famiglie della nostra Regione”.  L'iniziativa, che fa parte del pacchetto "Fuoriclasse", è stata finanziata appunto con 120mila euro e in un primo momento doveva coinvolgere 50 istituti e circa 25 mila studenti, ma ad oggi gli istituti aderenti sono 22 (comprendenti 33 scuole tra succursali e corsi serali) e gli studenti circa 19 mila. 
Il progetto approvato e realizzato nell'ambito dell'“Avviso pubblico per la realizzazione di progetti finalizzati alla promozione dei diritti umani e alla lotta all’omofobia, destinato agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado del Lazio", avrebbe lo scopo di realizzare un percorso di sensibilizzazione, informazione e formazione rivolto a docenti e studentesse/studenti degli Istituti scolastici che hanno aderito alla proposta progettuale, affinché acquisiscano informazioni, conoscenze, strumenti e metodologie per combattere l’omo-lesbo-transfobia e promuovere i diritti sociali per le persone LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transessuali). 

Il tutto prevede inoltre l'attivazione di percorsi di ricerca, formazione e comunicazione anche attraverso i social network con il coinvolgimento dei docenti e dei genitori, oltre che dei ragazzi. Previsto anche l'impiego di figure professionali come formatori, psicologi, ricercatori, analisti ed esperti in comunicazione con l'obiettivo di analizzare gli ambienti scolastici ed eventuali episodi di discriminazione e bullismo, favorire la diffusione di materiali cartacei e multimediali redatti dai ragazzi stessi che prenderanno parte ai progetti per prevenire e contrastare questi fenomeni. Una strada tortuosa ma che è solo l'esempio di come l’attuale maggioranza di centrosinistra abbia puntualmente disatteso qualsiasi iniziativa volta a sostenere i diritti costituzionali della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna e la tutela sociale della maternità, attuando una autentica discriminazione di natura politica e ideologica a vantaggio della comunità Lgbt. 

Le scuole del Lazio e il finanziamento contro l'omofobia. Santori dà battaglia: 'Ribellarsi così'
A combattere questa nuova realtà c'è anche Fabrizio Santori, consigliere Regionale del Lazio, che ha lanciato una campagna proprio contro questa iniziativa, o meglio contro quei finanziamenti che nasconderebbero in realtà un’attività di indottrinamento di genere con un’iniziativa antidiscriminazione. IntelligoNews lo ha contattato per capire meglio cosa accadendo.

Cosa rappresenta per lei questo finanziamento della Regione Lazio alle scuole?

«Ritengo che questo progetto sia un mero sperpero di denaro, le scuole hanno bisogno di altro e non di idee inutili che di fatto sono viste in maniera scettica da molte famiglie e che soprattutto trattano temi che in realtà non uniscono affatto, ma che anzi sono al di fuori della Costituzione, che appunto definisce la famiglia come una realtà composta da un uomo e una donna.  In più cultura Gender è una cultura relativista che non possiamo accettare all'interno delle scuole. I nostri ragazzi, e i nostri bambini in particolare, dovrebbero avere un insegnamento tradizionale che da diverso tempo è stato tralasciato. Se poi alla situazione, già di per sé grave, ci aggiungiamo questi progetti finanziati direttamente dalla Regione che di fatto distruggono il tessuto sociale e culturale del nostro Paese, a cosa arriveremo? Non so poi sinceramente se c'è la piena legittimità nel portare avanti questo progetto in termini giuridici, bisognerebbe fare un appello alla Corte dei Conti per capire come vengono spesi i soldi. Di fatto però la Regione può decidere come stanziare i fondi e questo è un punto politico che noi combatteremo sempre perché non possiamo accettare questo modo di investire il nostro denaro. Abbiamo visto anche come ci si è comportati in relazione ai Presepi, c'è questo buonismo che di fatto viene propinato e sta devastando la nostra cultura. Poi però, quando accadono cose come quelle avvenute in Francia, abbiamo paura di qualsiasi situazione, è tutto collegato alla crisi della nostra identità che sono poi cavalcate da alcune forze politiche (in particolare il Centro Sinistra) che poi con questo tipo di progetti, come il "piano contro l'omofobia", dilaniano ulteriormente il nostro modo di essere. Questo non è più accettabile».

Le scuole del Lazio e il finanziamento contro l'omofobia. Santori dà battaglia: 'Ribellarsi così'
Come avete pensato di contrastare questo progetto?

«L'unico modo per andare contro questa tendenza è quello di invitare le famiglie, i docenti e le scuole (anche quelle che purtroppo hanno aderito) a ribellarsi a questo tipo di progetti. Perché se c'è una ribellione interna, se gli addetti sono i primi a non partecipare a queste iniziative, si può invertire la rotta. Ma tutto questo deve avvenire senza la paura di sentirsi obbligati ad aderire per non essere etichettati dal mondo intero come "omofobi". Noi rispettiamo chi ha sentimenti diversi, però quello di inculcarlo ai più giovani è assolutamente inaccettabile soprattutto perché chi è naturale, chi è tradizionale e chi vuole rispettare la sua cultura, non fa nulla di sbagliato».

Cosa pensa invece dell’iniziativa de "La Croce" sulla moratoria Onu sull’utero in affitto?

«Sono in tutto e per tutto dalla parte del Direttore Adinolfi. Assecondare queste cose che sono al di fuori della natura è inaccettabile, da parte mia ci sarà sempre sostegno a queste iniziative e le porterò anche all'interno della Regione Lazio».
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