A Roma è class action a 5stelle: trenta ricorsi degli esclusi pronti a bloccare la Raggi

02 marzo 2016 ore 17:27, Americo Mascarucci
La candidata sindaco di Roma del Movimento 5Stelle Virginia Raggi è già in piena campagna elettorale e non sembra affatto preoccupata dai ricorsi annunciati da una trentina di partecipanti alle "comunarie grilline" poi esclusi dalla competizione perché accusati di simpatizzare per altri partiti. 
"Sono polemiche strumentali - le ha bollate la Raggi - Il M5s non è un tram su cui si sale per poi saltare su un altro partito. Se vogliono fare ricorsi li facciano", ha replicato durante la registrazione della puntata di "Porta a porta" in onda in serata, 
Pare che gli esclusi si siano rivolti a uno staff legale composto niente meno che da sette avvocati per portare la vicenda in tribunale e chiedere di annullare le primarie online che hanno decretato la vittoria della Raggi. Come se non bastasse oltre all’annullamento della competizione c’è chi come il professor Antonio Caracciolo, chiederà pure un risarcimento danni. 
Il docente dell’Università "La Sapienza" era stato escluso in corsa dopo che erano venute alla luce le sue posizioni negazioniste sull'olocausto espresse in passato:  "Nel suo caso - spiega all'Adnkronos Paolo Palleschi, uno degli esclusi, avvocato penalista e rappresentante di tutti gli espulsi - c'era già una sentenza passata in giudicato che lo assolveva da quell'accusa. Ripeto, assolto. E per lui il danno di immagine conseguente a questa vicenda è stato grandissimo". 
Palleschi e company contestano in pratica come le espulsioni siano state decise da un fantomatico staff di cui non si conoscerebbero nemmeno i componenti, che avrebbe agito unicamente per espellere personaggi considerati poco allineati. Fra cui lo stesso Palleschi che, come da lui stesso sostenuto, sarebbe stato escluso perché accusato di simpatizzare per la Lega di Salvini. "Tali affermazioni erano riportate su una sorta di bollettino che me le attribuiva indebitamente - denuncia ancora -  in circostanze tra l'altro non vere. La verità è che, nel mio caso come in tanti altri, si individua un motivo, vero e presunto che sia, per escludere dal Movimento persone sgradite. E si procede sistematicamente, con una procedura che è palesemente illegale". 
Da qui quindi la decisione di rivolgersi in Tribunale. 
Intanto la campagna elettorale della Raggi va avanti. Vietato fermarsi la parola d'ordine, almeno fino a quando non dovesse deciderlo un giudice. 

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