Ragazzo morto a Roma Tre: gli esami, la pistola e il dolore

20 aprile 2016 ore 16:25, intelligo

di Marina Simeone

Sangue sparso davanti l’università di Roma tre, in un caldo martedì pomeriggio primaverile un 26enne potentino si spara alle tempie, dinanzi decine di studenti attoniti.

Il giovane viveva con il fratello maggiore nella zona di Casal Bertone, conducendo una vita apparentemente normale. Dalle ultime indagini degli investigatori, che hanno preso in esame il suo statino universitario emerge solo una certa difficoltà ad affrontare l’iter universitario e ci si domanda aver pesato sul suo stato d’animo.  Altre testimonianze di amici ascoltati dagli inquirenti avrebbero invece evidenziato una possibile depressione. Il mix con la fatica dell’iter universitario potrebbe aver inciso? Ma come la pistola, una Beretta calibro 9, sia riuscita ad entrare nell’Ateneo nascosta tra i libri rimane un mistero, come dubbi persistono sulla provenienza dell’arma, posseduta regolarmente, almeno dalle ultime verifiche.

Ragazzo morto a Roma Tre: gli esami, la pistola e il dolore
L’immagine della morte prematura ed insensata ha provocato un malore in un ragazzo che conversava qualche minuto prima con il 26enne e che lo ha ritrovato poi in una pozza di sangue.  Il medico del 118 accorso sul luogo del suicidio non ha potuto che constatare il decesso del giovane.

Lo sgomento per l’accaduto non ha risparmiato la ministra dell’Istruzione, Stefania Giannini, che ha commentato: «Siamo addolorati per quanto accaduto a Roma Tre. Esprimo vicinanza ai familiari del ragazzo e all’ateneo». Il rettore di Roma Tre Mario Panizza sospende le attività accademiche per tutto il giorno e con cordoglio si stringe attorno alla famiglia e agli amici del ragazzo dichiarando: “In un Ateneo come il nostro, che vive come un Campus, il dolore è tangibile. Siamo tutti attoniti.”

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