Antonio Manganelli non ce l'ha fatta. E' morto oggi. Ecco le prime dichiarazioni

20 marzo 2013 ore 13:04, Marta Moriconi
Antonio Manganelli non ce l'ha fatta. E' morto oggi. Ecco le prime dichiarazioni
Alla fine il prefetto Antonio Manganelli non ce l’ha fatta.
E’ morto oggi per un peggioramento dovuto ad un’infezione respiratoria. Le condizioni del Capo della Polizia ricoverato all’ospedale San Giovanni di Roma era apparse da subito critiche. I suoi ultimi anni sono stati caratterizzati da una brutta battaglia contro un malaccio molto aggressivo e limitante. Il prefetto era ricoverato, in questi giorni, nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale San Giovanni di Roma a seguito dell’esigenza di una rimozione di un ematoma celebrale prodottosi in conseguenza di un’emorragia. Ma operato da una equipe guidata dal dottor Claudio Fiore, Manganelli non ha mai lasciato il reparto di rianimazione. Tra le prime reazioni quella di Bobo Maroni: «Amico vero, rimarrai sempre nel mio cuore». E il presidente del gruppo Pdl al Senato Renato Schifani.«L'Italia perde un grande servitore dello Stato, al quale mi legava da tempo un profondo rapporto di stima istituzionale e personale. Il capo della Polizia Antonio Manganelli ha dedicato la sua vita alle Istituzioni, alla sicurezza dei cittadini ed alla tutela della legalità.  E tutto il Partito Democratico partecipa con grande commozione al cordoglio per la scomparsa del prefetto Antonio Manganelli capo della Polizia di Stato: «Ricordiamo la sua sensibilità, la sua intelligenza e la sua professionalità. Tutto il partito è vicino ai suoi familiari, a tutte le donne e a tutti gli uomini della Polizia di Stato per questa grande perdita» come ha dichiarato Emanuele Fiano, parlamentare del Pd e responsabile Sicurezza del  partito E il ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri parla di «un numero uno soprattutto per le qualità morali che erano parte integrante di tutte le cose che ha fatto. Ed è stato d'esempio per tutti per il coraggio, la forza e l'orgoglio con cui ha affrontato il lungo calvario della malattia che lo ha portato a lasciarci. Personalmente gli sono debitrice per la leale collaborazione che mi ha dato e per il grandissimo e disinteressato aiuto che mi ha offerto in questo lavoro che per me era assolutamente nuovo». Poi all'amico augura che la la terra gli sia lieve.
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