Tutti gli uomini della Chiesa (e non) in trincea contro la mafia

20 marzo 2014 ore 11:30, Americo Mascarucci
Tutti gli uomini della Chiesa (e non) in trincea contro la mafia
Maria Falcone, sorella del giudice assassinato a Capaci nel maggio del 1992, ha annunciato che parteciperà venerdì prossimo alla veglia di preghiera in ricordo di tutte le vittime innocenti di mafia organizzata dall’Associazione Libera presso la chiesa di San Gregorio VII a Roma, insieme a Papa Francesco.
Maria Falcone da cattolica ha ricordato anche il ruolo fondamentale che la Chiesa può e deve esercitare per contrastare il diffondersi della criminalità in ogni contesto sociale, restando fedele al grido di condanna lanciato da Giovanni Paolo II nella valle dei templi di Agrigento nel 1993, un anno dopo l’uccisione di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino. “Convertitevi – urlò Wojtyla all’indirizzo degli uomini di mafia – anche per voi dovrà arrivare il giudizio di Dio”. Quel grido fu da tutti interpretato come una scomunica verso i mafiosi e come una chiara scelta di campo della Chiesa in favore della legalità e contro ogni forma di violenza, corruzione, sopraffazione, illegalità. Anni prima un analogo grido era stato innalzato dall’arcivescovo di Palermo Salvatore Pappalardo, precisamente nel settembre 1982 durante i funerali del prefetto Carlo Alberto dalla Chiesa; Pappalardo in quell’occasione puntò il dito contro lo Stato: “Mentre a Roma si perde tempo a discutere, Sagunto è espugnata”. La mafia con l’assassinio di Dalla Chiesa aveva colpito al cuore lo Stato, dimostrando nei fatti di essere più forte. La recente beatificazione di don Pino Puglisi, il sacerdote del quartiere Brancaccio ucciso per il suo impegno antimafia nel 1993, ha rappresentato l’ennesimo proclama di impegno della Chiesa contro ogni forma di criminalità. Sul territorio purtroppo continuano a resistere sacche di connivenza, diffuse soprattutto nei piccoli centri. Tempo fa in Campania l’arcivescovo di Napoli Crescenzio Sepe ed i vescovi delle diocesi regionali, si videro costretti a stilare un vademecum per tutti i parroci campani fissando regole ferree con l’obiettivo di tenere fuori dalle manifestazioni religiose gli affiliati alle cosche criminali. I quali con le mani sporche di sangue non esitavano a sfilare nelle processioni, o peggio a caricarsi sulle proprie spalle le statue della Vergine o dei santi patroni con tanto di sosta omaggio dinnanzi all’abitazione del boss, magari pure ristretto agli arresti domiciliari, concedendogli la possibilità di salutare e “benedire” la folla. La Chiesa oggi ha la piena consapevolezza di cosa sia la mafia e sa stare dalla parte giusta, quella della legalità e della giustizia. Anche l’adesione di Papa Francesco alla veglia di preghiera per le vittime di mafia è un segnale chiaro ed indiscutibile di continuità con quel “convertitevi” urlato da Giovanni Paolo II. Un grido di condanna che però è voluto anche essere un invito alla conversione nella consapevolezza che il dono della misericordia è per tutti, anche per il mafioso che, pentito dei suoi crimini, è pronto a cambiare vita. Anche Maria Falcone da cattolica si è detta pronta a perdonare gli assassini di Giovanni Falcone se solo avessero la forza ed il coraggio di pentirsi veramente chiedendo un perdono disinteressato e sincero. Le vie del Signore sono infinite e così anche la concreta possibilità che il cuore di queste persone possa aprirsi all’amore ed alla riscoperta delle vera fede. Soltanto a quel punto la misericordia divina potrà curare le ferite del loro animo inquinato dal male. Nel sud Italia negli ultimi vent’anni, come anche Maria Falcone riconosce, molte cose sono cambiate, la gente ha imparato ad indignarsi, a ribellarsi e ad unire le proprie forze per vincere la violenza e la sopraffazione. Merito anche di una Chiesa che quelle coscienze ha saputo risvegliarle davvero, come hanno fatto don Puglisi e tanti preti di strada, costruendo alternative pastorali concrete alla cultura mafiosa. Ciò che sembrava prima impossibile è sempre più a portata di mano. Sagunto è oggi più libera.
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