Violenza choc in metro, mamma e figlio pestati per un “non fumare”: “Nessuno ci ha aiutati”

20 settembre 2016 ore 13:31, intelligo
di Luciana Palmacci

All’interno di un vagone della metro B di Roma, una donna e il figlio di 37 anni sono stati aggrediti da due uomini dopo avergli chiesto di smettere di fumare nel treno. Sarebbe grave ma non in pericolo di vita l'uomo vittima insieme alla madre della violenza avvenuta domenica pomeriggio, mentre viaggiava su un convoglio che da Termini lo avrebbe dovuto portare insieme alla madre al capolinea dei bus regionali di Ponte Mammolo. Picchiato con calci e pugni la vittima si trova ancora nel reparto maxillofacciale del Policlinico Umberto I dove è entrato in prognosi riservata con un trauma cranico, una frattura della scatola cranica ed una emorragia cerebrale. Ferita anche la madre, schiaffeggiata dagli aggressori del figlio e medicata con 8 giorni di prognosi allo stesso ospedale universitario dove dal pomeriggio del 18 settembre è al capezzale del figlio che sarà sottoposto ad una operazione chirurgica. 

Violenza choc in metro, mamma e figlio pestati per un “non fumare”: “Nessuno ci ha aiutati”

Un pomeriggio di violenza nato per una semplice richiesta: “Spegnete la sigaretta, sulla metro non si può fumare è pericoloso anche per la sicurezza”. "Ho cercato di proteggere mio figlio e hanno picchiato anche me, ma nessuno ci ha aiutati". Sarebbe stato questo il racconto della madre del 37enne gravemente ferito. "Il pestaggio non finiva mai” ha proseguito la donna “ora mio figlio sta male e deve ancora essere operato".
A picchiare i due malcapitati sarebbero stati due pregiudicati di Caserta: 25 anni il primo, 27 il secondo, arrestati con l'accusa di "tentato omicidio in concorso", e denunciati per "resistenza". Sarebbero già noti alle forze dell'ordine con precedenti per furti e rapine, che avrebbero saputo fornire indicazioni agli investigatori sulla loro presenza nella Capitale. Residenti in Campania e senza nessun parente o amico a Roma si suppone che i due potessero essere in città come pendolari del crimine.  

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