La notte più lunga di Berlusconi: il giorno del pregiudizio per Marchini

21 aprile 2016 ore 11:52, Americo Mascarucci
Per il momento lo stallo continua.
Il pressing di Silvio Berlusconi per convincere Guido Bertolaso al passo indietro sulla candidatura a sindaco di Roma non ha prodotto gli effetti sperati. 
L'ex numero uno della Protezione Civile resiste e non ne vuole sapere di prendere in considerazioni soluzioni alternative, come incarichi di prestigio in Giunta o all'interno della macchina capitolina (come la nomina a direttore generale). 
Dopo aver blindato Bertolaso per settimane, Berlusconi ha dovuto rivedere negli ultimi giorni la propria intransigenza di fronte ai sondaggi che dimostrerebbero come il candidato forzista non avrebbe alcuna possibilità di andare al ballottaggio. Bertolaso sarebbe in fondo alla classifica dei candidati, addirittura dietro ad Alfio Marchini ragione che avrebbe spinto l'ex Cavaliere a fare marcia indietro. In più all'interno di Forza Italia si sarebbe creata una nutrita fronda capitanata dal Governatore della Liguria Giovanni Toti e dal capogruppo al Senato Paolo Romani che starebbe lavorando per ricompattare l'asse con la Lega e Fratelli d'Italia spingendo per un accordo con Giorgia Meloni su Roma.
Al momento però Bertolaso non ne vuole sapere di uscire di scena. "Non sono un politico che può essere accontentato con la promessa di incarichi e poltrone. Io sono stato chiamato per realizzare un progetto preciso: far uscire Roma dal degrado in cui si trova adesso. Non posso essere trattato così" avrebbe risposto all'invito di Berlusconi a ritirarsi dalla competizione.

La notte più lunga di Berlusconi: il giorno del pregiudizio per Marchini
Per ora dunque Bertolaso resta in campo con l'ex Cavaliere che non sa come uscire da questa situazione. 
A tormentare Berlusconi c'è però anche il timore di consegnare la leadership del centrodestra a Salvini accettando la candidatura della Meloni anche se la stessa, a detta dei sondaggi, sarebbe quella con maggiori chance di andare al ballottaggio.
Da parte sua l'ex Premier è consapevole di non poter guidare il centrodestra alle politiche del 2018. In quest'ottica infatti potrebbe tornare utile il sostegno ad Alfio Marchini nella corsa a sindaco di Roma. Marchini non sarebbe eletto sindaco ma Berlusconi potrebbe piazzare così il primo tassello in vista di una futura leadership politica del centrodestra da "appaltare" proprio all'imprenditore romano. 
Appoggiare invece la Meloni e magari favorirne una buona affermazione nella corsa al Campidoglio agevolerebbe il rafforzamento dell'asse Lega-FdI in favore di una leadership di Salvini.
Fonti vicine a Berlusconi riferiscono di una propensione sempre più evidente nei confronti di Marchini (sostenuto dal cerchio magico berlusconiano e dal partito romano incarnato da Antonio Tajani) , che però l'ex Cavaliere fatica a concretizzare per il timore di provocare una scissione nel partito. Sarebbero infatti molti gli azzurri pronti a sostenere la Meloni nel caso in cui Berlusconi decidesse di guardare al centro. Perché delle strategie politiche alla fine non interesserebbe nulla a nessuno, ciò che conta è provare a vincere la sfida su Roma
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