"Roma non si vende": il corteo dell'estrema sinistra nella capitale

21 marzo 2016 ore 18:50, Adriano Scianca
'Roma non si vende': il corteo dell'estrema sinistra nella capitale
Erano in ventimila, sabato, i manifestanti del corteo di centri sociali e comitati di base chiamato “Roma non si vende”, o almeno tanti dichiaravano di essere. Le cifre vere sono probabilmente inferiori. La manifestazione, in ogni caso, ha percorso via Cavour e via dei Fori imperiali è poi giunta in piazzale della Madonna di Loreto, ai piedi dell'Altare della Patria. Qui era stato predisposto un blocco di blindati delle forze dell'ordine per impedire l'accesso a piazza Venezia. Bloccata anche la salita di San Pietro in carcere che conduce al Campidoglio. I manifestanti hanno però raggiunto la piazza del Comune dalla stretta scalinata che costeggia il museo del Vittoriano. La manifestazione è partita poco dopo le 16 da piazza Vittorio. In testa, un grosso striscione: "Decide Roma, decide la città"

In piazza con i centri sociali anche Stefano Fassina. "E' una manifestazione importante per i beni comuni, per l'acqua pubblica, per dire no alle trivelle, affinché il patrimonio di Roma non venga più privatizzato ma utilizzato per fini sociali". Ad accendere la protesta dei manifestanti non solo lo sgombero di decine di spazi sociali da parte dell'amministrazione comunale, ma anche le privatizzazioni, gli sfratti sempre più frequenti in città, la vendita del patrimonio pubblico, la situazione di precarietà in cui sono costrette a lavorare, per esempio, le educatrici e le maestre comunali, i tagli ai servizi. In sintesi, le politiche verso cui sta andando l'amministrazione capitolina, riassunte soprattutto del cosiddetto Documento unico di programmazion, il 'Dup', licenziato nei mesi scorsi dal prefetto Tronca. Tanti gli slogan e le sigle presenti, tra le quali i Cobas e l'Usd. A partecipare anche molti immigrati.

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