Effetto Raggi, dimissioni di massa nelle municipalizzate: resiste il Dg di Acea

22 giugno 2016 ore 16:28, Americo Mascarucci
Bufera ai piani alti delle società partecipate capitoline.
I vertici delle principali società pubbliche partecipate dal Comune di Roma in queste ore starebbero rassegnando le dimissioni dopo essere stati di fatto sfiduciati in campagna elettorale dal neo sindaco Virginia Raggi.
Ebbene, prima di essere cacciati dal sindaco i dirigenti delle muncipalizzate avrebbero deciso di giocare d’anticipo dimettendosi e lasciando così alla Raggi la patata bollente fra le mani.
Così ecco che il presidente e ad di Ama, l’azienda di raccolta dei rifiuti, Daniele Fortini ha deciso di rimettere immediatamente il suo incarico presentandosi dimissionario nel Consiglio d’Amministrazione. Tuttavia Fortini prima di dare l’addio alla poltrona presenterà una dettagliata relazione sugli obiettivi raggiunti .
Le dimissioni finiranno sul tavolo della Raggi che dovrà decidere se accettarle, respingerle o congelarle. Pare che Fortini avesse espresso il desiderio di farsi da parte qualunque sarebbe stato l’esito del ballottaggio. E’ credibile però che la vittoria della Raggi, molto critica sul suo operato, abbia affrettato la decisione.
Anche il direttore generale di Atac Marco Rettighieri sarebbe in procinto di lasciare presentando le dimissioni nelle mani dell'amministratore unico Armando Brandolese, nominato sei mesi fa dal prefetto Tronca. Anche i dirigenti della altre municipalizzate sarebbero decisi a compiere questo passo giocando d’anticipo sugli annunciati "tagli di testa" da parte del neo sindaco. 

Effetto Raggi, dimissioni di massa nelle municipalizzate: resiste il Dg di Acea
Diversa la situazione in Acea dove al contrario il direttore generale Alberto Irace sarebbe anche pronto al braccio di ferro con il primo sindaco donna della Capitale che più volte in queste settimane, in campagna elettorale, lo ha messo sotto accusa.
Il suo incarico scadrebbe nel 2017 quindi per rimuoverlo il primo cittadino dovrebbe seguire la stessa procedura attuata dal predecessore Ignazio Marino. Il quale per liberarsi dei dirigenti targati Alemanno convocò l’assemblea straordinaria dei soci con all’ordine del giorno la sostituzione dell’intero consiglio d’amministrazione. 
Irace almeno per il momento la propria testa su un piatto d’argento alla Raggi non sembra affatto disposto ad offrirla. 

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