Nomine in Campidoglio, le intercettazioni di Marra che inchiodano Raggi

22 giugno 2017 ore 13:42, Americo Mascarucci
Altro che estraneo alla promozione del fratello. Raffaele Marra avrebbe seguito tutto "molto da vicino" stando alle nuove intercettazioni venute alla luce nell'ambito dell'inchiesta sulle nomine in Campidoglio, e registrate dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma, inchiesta in cui Virginia Raggi è indagata per falso e abuso d'ufficio. Intercettazioni che inchioderebbero la Raggi a quell’accusa di falso che i procuratori di Roma le contestano. Il falso sarebbe nell’aver negato un interessamento di Marra per ciò che ha riguardato la promozione del fratello Renato alla direzione Turismo del Comune di Roma. La Raggi nella relazione inviata all’Anac ha dichiarato di aver deciso quella nomina da sola e senza che Raffaele Marra sia stato mai coinvolto nelle decisioni. Dalle intercettazioni in mano agli inquirenti però emergerebbe l’esatto contrario.
Nomine in Campidoglio, le intercettazioni di Marra che inchiodano Raggi

MARRA ATTACCA - Confidandosi con l'assessore al Commercio Adriano Meloni e poi con un’amica, Marra rivelerebbe come la Raggi si sia infuriata dopo le polemiche seguite alla promozione del fratello, accusando quello che all’epoca era il suo più stretto collaboratore di “averla ingannata”. Ma come è possibile questo se come dichiarato dal sindaco all'Anac, Marra non si era minimamente interessato alle sorti del fratello?  Marra riferisce agli interlocutori che la Raggi "è arrabbiatissima perché non gliel'ho detto sufficientemente. Dice 'ma non me l'ha fatto capire bene, non me l'ha detto con quella chiarezza che mi serviva. Mi doveva svegliare'. E vabbè, 'a prossima volta faccio un esame psicologico pe' capi' come te lo devo dire. È 'na follia, guarda".
Poi prosegue:  "O non se n'è accorta o ho comandato io. Dovevo evitare che lei potesse passa' i guai e non gliel'ho detto. Lei la sta vivendo come un fatto personale, come se io l'avessi tradita... non proteggendola". 
Poi l’ex dirigente parlando della possibile revoca della nomina del fratello aggiungerebbe ancora: "Revocate me. Dico 'ho sbagliato io, ne prendo atto e andiamo avanti. Non vi faccio ricorso, revocate me'"
Insomma, stando alle intercettazioni, Marra non soltanto non sarebbe stato estraneo alla nomina del fratello, decisa e poi revocata dal sindaco in seguito alle polemiche, ma a giudicare dai contenuti delle conversazioni sembrerebbe esserne stato il principale regista. Al punto da dover subire i rimproveri della Raggi “per non averlo informato a dovere e averla fatta trovare in difficoltà”. Proprio queste conversazioni in mano agli inquirenti potrebbero comportare il rinvio a giudizio del primo cittadino capitolino per falso (l’altra accusa contestata riguarda l’abuso d’ufficio per la nomina a capo della segreteria di Salvatore Romeo) sempre che quello che Marra sostiene sia poi realmente corrispondente alla realtà. Saranno ovviamente i magistrati a doverlo stabilire se il Gip deciderà di mandare il sindaco a processo. 

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