Tute blu, dalla lotta operaia alla lotta al terrorismo. E' la storia che si ripete?

23 novembre 2015 ore 11:13, Americo Mascarucci
Tute blu, dalla lotta operaia alla lotta al terrorismo. E' la storia che si ripete?
La storia spesso si ripete con i suoi corsi e ricorsi. 
E così ecco che ancora una volta ritroviamo le cosiddette “Tute blu” in piazza, il popolo degli operai del settore metalmeccanico  in campo per gridare no al terrorismo. “Contro le guerre io non ho paura” è lo slogan scelto dagli organizzatori, la Fiom di Maurizio Landini in prima linea, per protestare contro le politiche del Governo Renzi ma anche per ribadire che i lavoratori sono per la pace, contro tutte le guerre e che non si lasciano spaventare dalla minaccia del terrorismo. 

Oddio, non è propriamente così, se è vero che circa il 10% dei lavoratori che avevano annunciato la propria partecipazione, hanno poi deciso di disertare il corteo nella Capitale per il timore di qualche possibile attentato, dopo quanto accaduto a Parigi. 
Però i presenti hanno tenuto ad evidenziare che loro non si fanno spaventare, non rinunciano a scendere in piazza per compiacere quanti vorrebbero costringerli a vivere nella paura limitando i loro diritti e le loro libertà. E stavolta contro il terrorismo islamico il fronte appare compatto, diversamente da ciò che avvenne in passato, negli anni settanta per esempio, quando, contro il terrorismo brigatista, non mancarono purtroppo i distinguo e le ambiguità. 
Anche nel mondo operaio non mancarono infatti i richiami a quei “compagni che sbagliano”  con riferimento ai brigatisti che avevano scelto la lotta armata per affermare i diritti del proletariato contro le presunte prepotenze dello “stato borghese” . 

Anche fra gli operai c’era chi giustificava quei compagni violenti che proprio nelle fabbriche avevano trovato linfa vitale per lo sviluppo delle loro ideologie. 
Poi certo, la risposta al brigatismo rosso da parte della Cgil ci fu tutta e anche vigorosa con Luciano Lama che dovette abbandonare l’Università La Sapienza dopo aver tenuto un comizio in cui definiva i brigatisti i principali nemici del mondo del lavoro; e non mancarono i sindacalisti coraggiosi, in testa a tutti Guido Rossa che pagarono con la vita la loro tenacia nel tenere il terrorismo fuori dalle fabbriche.

Tanti anni sono passati e oggi c’è una nuova grande sfida da combattere, quella contro il terrorismo fondamentalista. E anche oggi come allora il sindacato può giocare un ruolo strategico. Ieri nel dissuadere i compagni che sbagliavano, oggi nel dissuadere i tanti operai immigrati di fede islamica che lavorano nelle fabbriche a non farsi influenzare dalle idee radicali di chi vorrebbe trasformarli in strumenti dell'odio e della violenza. . 
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