L'Europa (senza radici cristiane) accoglie Meriam, ma non la cristiana e Renzi fa da ponte

24 luglio 2014 ore 10:49, Marta Moriconi
L'Europa (senza radici cristiane) accoglie Meriam, ma non la cristiana e Renzi fa da ponte
Meriam deve vivere! Questa la voce che si era fatta forte in tutto il mondo alimentando la campagna di mobilitazione per salvare Meriam Yahia Ibrahim Ishag, la giovane donna cristiana sudanese condannata a morte per aver sposato un cristiano mentre era incinta. Secondo la sharia, in vigore in Nord Sudan, lei non meritava la vita.
 Ma grazie a Dio il lieto fine.
Oggi con il suo arrivo con i figli (per dare la luce a uno di loro ha lottato strenuamente), all’aeroporto di Ciampino, sarà esaltata la vittoria dei diritti civili, delle battaglie per la libertà religiosa, non il suo metter in gioco la vita per il cristianesimo. La passerella metterà il cappello, un cappello occidentale sbiadito di quei valori (ricordiamo che l'Europa ha rifiutato il richiamo alle radici cristiane) e non è proprio quello il modello di donna che l'Occidente oggi propone. Andrebbe detto chiaramente: lei ha rischiato il martirio per Gesù Cristo, questo nome pericoloso e odioso per alcuni, che pur di non citarlo viene sempre nascosto dietro ad altre definizioni. Se qualcuno fa una battaglia per l'art.18, si dice che quella persona si è battuta per l'art.18 e così dovrebbe valere anche per questa donna; perché se è vero che il governo italiano imprime una svolta al caso internazionale di Meriam Isha Ibrahim e questo ci dà lustro, si ricordi anche il caso nella sua specificità: la sudanese era condannata a morte perché cristiana.
E ora, nel nostro mondo fatto di tante inutilità, la giovane mamma è arrivata con la famiglia chissà con quale idea dei nostri valori e del nostro coraggio.
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