Benigni star, da Wojtyla a Chaplin (e Obama): un regalo alla #RomaFF11

24 ottobre 2016 ore 17:17, Micaela Del Monte
Ha chiuso lui la Festa del Cinema, lui che è un rappresentante della settima arte in tutto il mondo e che portò nel nostro Paese un premio Oscar. Non è di certo un caso quindi che Roberto Benigni abbia dedicato più di un'ora e mezza ai suoi fan e agli spettatori di quella che è stata l'undicesima edizione della Festa del Cinema di Roma. Quello di Benigni è stato un omaggio al cinema, ai suoi maestri, da Fellini a Chaplin, all'amico Massimo Troisi, e la notizia di un suo nuovo film: 

Benigni star, da Wojtyla a Chaplin (e Obama): un regalo alla #RomaFF11
"Ho un desiderio forte, irreprimibile, di fare una cosa di un'allegria sfrenata. Ci sto pensando"
, ha detto. Ma non sono mancati i racconti di un paio di dietro le quinte, sul Presidente Obama e due Papi. "Quando siamo arrivati la Casa Bianca era tutta italiana, bianca rossa e verde, mancava solo Goffredo Mameli. - ha ironizzato Benigni ricordando la cena offerta dal Presidente degli Stati Uniti la scorsa settimana - C'erano tanti invitati e man mano si avvicinavano a Obama, ad un certo punto s'è intrufolato anche Matteo Renzi. Quando io sono arrivato lì davanti l'ho abbracciato". 

Di Giovanni Paolo II ha ricordato la denuncia, con relativo processo, per aver storpiato in “Wojtylaccio” il nome del Papa: "Sono stato condannato, un milione di ammenda e un anno di galera con la condizionale. Poi però Wojtyla mi ha invitato in Vaticano, una cosa spettacolare, voleva vedere “La vita è bella”. Con lui c’erano una quarantina di suore polacche bellissime, elegantissime, facevano un inchino che non ho mai visto, una specie di “ola”. E poi è arrivato lui, il Papa, in pantofole. Dopo la proiezione mi disse? che l’avevo fatto piangere e mi scrisse una lettera come quella che un padre può scrivere a un figlio".

 Di Papa Francesco, invece, ha ricordato, divertito, una telefonata: "Dopo la prima puntata de 'I dieci comandamenti' lui ha chiamato alle 8 di mattina e a casa mia gli hanno detto 'sta dormendo, richiami'. Vi immaginate? E lui ha richiamato! E mi ha detto: 'Ma tu lo sai il bene che fai?'. Io? Una cosa straordinaria". Benigni si è dilungato sul suo rapporto con Fellini, che ha definito "la vetta dell'arte moderna", ricordando "la sua voce seducente da mago, che mi ha fatto sentire al centro del suo io", ha poi parlato del progetto, mai realizzato, di interpretare San Francesco per Antonioni, e dell'idea di Terrence Malick di fargli interpretare il diavolo: "voleva fare un film su San Pietro con me nella parte del demonio, ma è un progetto difficilissimo da montare. Siamo ancora in contatto, chissà" ha rivelato. 

Di Massimo Troisi ha ricordato soprattutto il rapporto d'amicizia che li legava: "Abbiamo fatto 'Non ci resta che piangere' per allegria: ci siamo incontrati e non ci siamo lasciati fino all'ultimo giorno. Volevamo fare il seguito del film" ha rivelato. Ma è Chaplin il regista che ha portato Benigni sulla strada del cinema: "Quando ho visto 'La febbre dell'oro' sono uscito frastornato: decisi che volevo far parte di quella bellezza". L'attore-regista ha raccontato la sua amicizia con Jim Jarmush, da cui nacque "Daunbailò", l'incontro con Walter Matthau, e ha celebrato il sodalizio, non solo artistico, con Nicoletta Braschi, che era presente nella sala dell'Auditorium: "Abbiamo costruito tutto insieme, è stata sua l'idea di produrre i nostri film. - ha detto emozionato - La stimo perché è una grande attrice e lei è stata una benedizione per me: ha cambiato il mio cinema". 
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