Roma, cresce fronda anti-Raggi nel M5S: si pensa a exit strategy

25 agosto 2017 ore 10:10, Americo Mascarucci
Dopo l'ennesimo cambio nella giunta capitolina sono in molti a ritenere che il destino di Virginia Raggi sia ormai segnato. Dentro il Movimento 5Stelle crescerebbe il fronte degli scontenti, coloro cioè che ritengono sempre più controproducente mantenere in vita la Giunta Raggi, ancora di più dopo gli ennesimi cambi al vertice. Anche Grillo e Casaleggio, che fino ad oggi hanno blindato Virginia, inizierebbero a nutrire seri dubbi sull'opportunità di continuare ad amministrare Roma alla luce anche dei tanti capitoli aperti, l'Atac su tutti, che rischiano di rendere ancora più tortuoso il cammino della Giunta. L'Atac è sull'orlo del fallimento e prende sempre più concretezza l'ipotesi del concordato preventivo, ancora di più dopo l'uscita di scena dell'ex assessore Andrea Mazzillo contrario a questa ipotesi. La nomina di Gianni Lemmetti arrivato da Livorno starebbe proprio a dimostrare la volontà della Giunta di procedere sulla strada del concordato per Atac, dal momento che la stessa procedura il neo assessore l'ha attuata nel Comune toscano (dove fino a ieri sedeva sulla poltrona di titolare del bilancio e delle partecipate) nei confronti della municipalizzata dei rifiuti anch'essa gravata da un pesante deficit. Ma come ha evidenziato Mazzillo per Roma questa soluzione potrebbe provocare un effetto boomerang, facendo saltare definitivamente i conti del Campidoglio. E non a caso ieri Mazzillo ha tenuto a specificare con un'intervista a Repubblica come le sue preoccupazioni fossero condivise anche dai vertici 5Stelle ad iniziare la vicepresidente della Camera Luigi Di Maio.
Roma, cresce fronda anti-Raggi nel M5S: si pensa a exit strategy

BOTTA E RISPOSTA CON MAZZILLO
Insomma la situazione è bollente,  ragione per cui al vertice del M5S si starebbe ragionando se chiudere in anticipo l'esperienza romana. Ovviamente nessuno conferma, tutti smentiscono, qualche conferma arriva soltanto da esponenti M5S che però chiedono di rimanere autonomi. Poi c'è anche il fronte giudiziario, anche quello molto caldo, le indagini sulle nomine in Campidoglio che potrebbero portare al rinvio a giudizio del sindaco. La Raggi ostenta sicurezza, nel Movimento però i timori sono tanti. Non si tratterebbe più di un malessere limitato soltanto ai dissidenti della prima ora (i vari De Vito, Lombardi e Taverna), il fronte degli scontenti sarebbe crersciuto di molto nelle ultime settimane e contenerlo starebbe diventando sempre più difficile, come pare avrebbe verificato lo stesso Casaleggio. 
Adesso l'attenzione di Grillo e company è concentrata sulle regionali in Sicilia dove il M5S avrebbe concrete possibilità di vincere. Ma certo è che la situazione di Roma sembra rappresentare un'ipoteca pesante sui prossimi appuntamenti elettorali, le politiche su tutti. Far calare il sipario sulla Capitale potrebbe presto diventare inevitabile per affrontare le prossime politiche senza l'ipoteca del fallimentare governo capitolino, ipotesi resa ancora più probabile in caso di vittoria in Sicilia. Far dimettere la Raggi addebitando la responsabilità ai "poteri forti" che remano contro il cambiamento e la svolta sarebbe una soluzione al momento molto accreditata.  
Intanto la Raggi cerca di parare i colpi sferrato dall'ex assessore Mazzillo che l'ha accusata di scarsa riconoscenza per l'ottimo lavoro che lui ritiene aver svolto al servizio della città. La Raggi replica dicendo che l'ex assessore avrebbe creato troppa tensione con i vertici di Atac e fatto pressioni sulle nomine nei Cda. Inoltre lo accusa di aver fatto troppe sparate sui giornali che avrebbero scavato un solco profondissimo con la maggioranza. Alla fine insomma si è arrivati ai pesci in faccia? E pensare che fra Mazzillo e la Raggi il rapporto di fiducia prima e dopo le elezioni pare filasse liscio come l'olio. 

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