Bugie e chat: così Virginia Raggi finisce indagata

25 gennaio 2017 ore 16:33, Luca Lippi
Il sindaco di Roma, Virginia #Raggi, risulta ufficialmente #indagata. L’accusa è quella di abuso d’ufficio e falso. Ma parlandone con i consiglieri e gli assessori minimizza: “Andiamo avanti, non è successo niente. Tutto come previsto, sono tranquilla”, in realtà non è proprio così, non può esserlo perché l’accusa di falso è piuttosto grave, non tanto per il fatto in se, quanto per il fatto che si aggiunge all’unica pendente e aspettata accusa di abuso d’ufficio. Il tutto lo affronta in pubblico sfoggiando il solito sorriso. 
Ora, tutto questo accade subito dopo che è stato approvato il nuovo codice deontologico del M5S varato proprio per togliere l’automatismo delle sanzioni in casi come questi e le regole ad personam per la Raggi aprono un ventaglio di possibilità ai vertici del Movimento. 
La Raggi apprende la notizia nel tardo pomeriggio. Sente gli avvocati, poi immediatamente chiama Beppe Grillo e, a seguire, Davide Casaleggio. Prima di avvertire consiglieri e assessori, si mette al computer per compilare sui server della Casaleggio associati il form, il modulo informatico previsto dal codice deontologico in caso di invito a comparire.
Da parte dei vertici del #M5S la linea è quella di tranquillizzare, costruire un cordone protettivo, soprattutto sulla “piazza” più che sulla Raggi, o almeno questa è la sensazione.  Non ci sarà alcun provvedimento nei suoi confronti. Spiegano delle persone vicine a Beppe Grillo (secondo quanto riportato dal Corsera): “Lei si è consultata con i legali per tutto il pomeriggio e sono giunti alla conclusione che non c’è nulla. È sicura che ne uscirà pulita. E anche Beppe è sereno: il clima è ottimo”.
Quello che si vede dalla città eterna però ha la sua importanza, e si vede che la Raggi, nonostante la sicurezza ostentata, sembra sempre più spodestata dei suoi poteri, circondata da garanti e mini-direttori, da controllori occhiuti e parlamentari sospettosi. La speranza è che la giunta riprenda quota almeno nel concreto. Tra i nuovi arrivi, l’assessore all’Ambiente Pinuccia Montanari, subentrata a Paola Muraro, che ieri, due ore dopo la notizia, diceva: “Non so nulla, ero al parco. E comunque sono cose successe prima che arrivassi a Roma. Per noi non cambia nulla: andiamo avanti e cerchiamo di migliorare questa città”.

Bugie e chat: così Virginia Raggi finisce indagata

Il problema ora sono proprio i colleghi di ‘Movimento’ del sindaco di Roma. Nella giornata del bavaglio messo da Beppe Grillo ai suoi parlamentari con un duro messaggio sul blog, ora sono assai meno tranquilli, soprattutto lo sono molto meno della Raggi stessa.
Il silenzio ordinato dal capo non è stato gradito e così la vicenda Raggi diventa un buon motivo per sfogarsi con i giornalisti (patti chiari, solo dichiarazioni anonime). “Le intercettazioni uscite finora dalla chat dei ‘quattro amici al bar’ (Raggi, Marra, il vicesindaco Daniele Frongia e il fedelissimo Salvatore Romeo, ndr) non fanno dormire sonni tranquilli”, dice un deputato penta stellato. “Spero che Virginia non continui a tenere in piedi la storia che Marra è solo uno dei 23mila dipendenti del Comune. Lui è il peccato originale. Da lì nascono tutti gli errori successivi”. E se la situazione giudiziaria della sindaca si dovesse aggravare, c’è chi vede come soluzione naturale quella di toglierle il simbolo. Il nuovo regolamento pentastellato prevede infatti che sia l’eventuale condanna in primo grado a comportare sanzioni ma, senza dover aspettare la sentenza, anche un possibile danno di immagine al Movimento potrebbe risultare decisivo.  
Raggi sembra sempre più lontana dai cuori dei parlamentari pentastellati. In pochi la difendono. Si augurano soltantodi venirne fuori al più presto”, come Stefano Vignaroli. In sua difesa interviene però un deputato di spicco come Alessandro Di Battista: “Il Comune non è facile, quello che noi chiediamo dall’inizio è del tempo. Ha sbagliato probabilmente a mettere una firma, vediamo che succederà, ma è pure vero che questa nomina è stata revocata”.  
Tutti sono sereni, ma si delinea anche un tutti contro tutti. Cerchiamo di seguire l’evoluzione dei fatti anche se la catena ininterrotta di paradossi rende complicata la lettura di tutta la gestione politica della vicenda. Al momento confermiamo la visione sconsolata dei concittadini del sindaco.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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