Censis: Roma? Vivibilità non buona per il 90% dei romani, ma meno della metà la lascerebbe

25 luglio 2013 ore 13:44, intelligo
Censis: Roma? Vivibilità non buona per il 90% dei romani, ma meno della metà la lascerebbe
di Andrea De Angelis È uscito il nuovo rapporto Censis per la città di Roma, che ha come obiettivo quello di analizzare le abitudini, i desideri, le attenzioni dei cittadini della capitale. Partiamo dalla vivibilità del luogo. L’indagine nazionale ha rilevato, ancora una volta, un minore livello di soddisfazione nelle grandi città dove solo il 21% definisce “buono” il livello di vivibilità contro un dato nazionale del 33%, e dove complessivamente la percentuale di valutazioni sopra la sufficienza scende al 67% contro l’81% della media generale. I giudizi espressi dai romani sulla propria città sono però molto più severi: il livello è“buono” solo per l’11% degli intervistati. A formare questa opinione contribuiscono soprattutto la chiusura dei negozi, il degrado urbano e il traffico cittadino. La prospettiva di spostarsi in un’altra città è, di conseguenza, reale: ben il 41% dei romani intervistati, anche se con motivazioni diverse, dichiara di esserne attratto. Il 13% sarebbe mosso da motivazioni  legate ad opportunità lavorative, un altro 11% dalla possibilità di usufruire di migliori servizi, mentre ragioni come un minor costo della vita ed una maggiore sicurezza raccolgono entrambi l’8%. Se si considera solo la fascia di età tra 18 e 29 anni, l’ipotetica disponibilità ad un trasferimento viene dichiarata dal 67%. Ma anche nella fascia di età superiore, quella compresa tra 30 e 44 anni, il valore rimane molto elevato (43%). Veniamo al dato relativo ad Internet: a Roma si naviga di più che nel resto d’Italia. La linea Adsl è infatti presente nel 75% delle case, contro il 66% del dato nazionale; inoltre nel 60% delle abitazioni c’è la connessione wireless, contro il 45% dell’Italia. Venendo agli smartphone, ben 7 giovani su 10 ne posseggono uno, mentre il dato crolla sotto il 3% per chi ha più di 64 anni. Apparecchi con i quali ci si informa anche sul passaggio dei mezzi pubblici e sul traffico automobilistico: lo fanno rispettivamente il 34% ed il 17% dei romani. Un dato decisamente superiore a quello delle altre città italiane. Ma parlare di tecnologie significa anche vedere sempre meno file alla posta: solo il 41% dei capitolini, infatti, paga abitualmente le bollette negli appositi uffici. La restante parte lo fa grazie alla domiciliazione bancaria (il 45%), recandosi nelle tabaccherie (il 17%, dato quasi doppio rispetto a quello nazionale) e con il servizio on-line (solo il 7%, meno che nel resto del Paese). Un romano su due beve l’acqua dal rubinetto, per la precisione il 52% degli intervistati. Un dato confortante se paragonato a quello di altre città, ma ancora troppo basso se si considera la fama dell’acqua potabile capitolina. Un problema che però va analizzato a livello nazionale, visto che l’Italia si è confermata per l’ennesima volta uno dei Paesi a livello mondiale con il più elevato consumo di acqua in bottiglia. Ma è forte il richiamo dei mercati rionali, che porta il 63% dei cittadini a recarvisi abitualmente, pur restando i supermercati al primo posto (73%). La differenza di soli dieci punti percentuali è decisamente inferiore a quella registrata in altre aree del Paese. I dati sulla raccolta differenziata sono decisamente più allarmanti. Se oltre il 50% degli intervistati ritiene di avere avuto un’informazione inadeguata a tal proposito, ben un romano su quattro ritiene comunque inutile la differenziazione nella propria abitazione, credendo che i suoi rifiuti verranno poi smaltiti in discarica o inceneritore. Uno scetticismo diffuso che porta Roma ad essere palesemente dietro a molte altre città italiane per questo aspetto.
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