#Romarisorgi, un reportage a portata di sindaca: "Cara Raggi ecco come sta la Capitale" - FOTO

25 luglio 2016 ore 16:00, intelligo
Cara sindaca, noi non siamo tra quelli che si mettono di traverso, con lo scetticismo, il disincanto rituale e autolesionista,  proprio dei conservatori del nulla, sperando di boicottare, rallentare, deviare, l’opera obbligatoria di ricostruzione morale, civile, amministrativa di Roma. Noi non flirtiamo, né siamo collusi, con i poteri forti della Capitale, responsabili dell’immobilismo che ci funesta da decenni: dalle giunte comuniste alla Dc, fino a Rutelli, passando per Veltroni, Alemanno e Marino. Una specie di “kaput Roma”, al posto di “caput mundi”.

Ora, sull’entusiasmo del recente risultato elettorale, prendiamo atto che a Roma è arrivato un "Raggi" di Sole. Lei ha vinto, conquistato il consenso di tanti concittadini, promettendo novità, discontinuità rispetto al passato politico, pulizia istituzionale. IntelligoNews nel suo reportage “Risorgi Roma” ha voluto illustrare lo stato dell’arte in cui da troppo versa. Una cronaca spietata, vera, nero su bianco, colore per colore, con la speranza, però, che l’Urbe possa tornare a svolgere il ruolo che le spetta per mission, storia e identità: culla millenaria della civiltà, capitale mondiale della cristianità e capitale dell’Italia. Mix di religione civile e spirituale. Agognata e idealizzata da poeti e intellettuali, scrittori e scienziati.

La realtà è tremenda: Roma è sporca, piena di topi, degradata, inquinata, dissestata. Il traffico, la sporcizia, l’immondizia, i servizi pubblici che non funzionano, la povertà e la criminalità dilaganti, sono i titoli (con gli articoli), che ormai che qualificano una metropoli del disagio e delle sballo, più vicina a Calcutta che alle capitali nord-europee.
Col nostro materiale, cara sindaca, le presentiamo Roma e per capirla basta vedere Ponte Milvio e i suoi dintorni, confidando nella sua freschezza, intelligenza e capacità. Roma prima o poi dovrà risorgere.
Cara Raggi, ogni mese le parleremo e documenteremo ogni cosa. I lavori di avanzamento della nuova giunta.
Al prossimo appuntamento.

LEGGENDA FOTOGRAFICA

IntelligoNews ha fatto questa passeggiata per Ponte Milvio tra il Lungo Tevere, la pista ciclabile e le banchine, sotto il famoso ponte romano. A saltare all'occhio sono sicuramente la spazzatura, il degrado e soprattutto le erbacce che bloccano l'accesso e che limitano anche la possibilità di fare due passi in uno dei luoghi più belli della Capitale (1 e 2). Proseguendo lungo la banchina, tra il Lungo Tevere e il fiume, si notano baracche, cassonetti pieni e sporcizia, senza contare l'incolta vegetazione arricchita da rifiuti gettati ed abbandonati, mai puliti (3 e 4). 

Nella piazzola dove giganteggia l'arco di accesso al ponte, e sulla strada che accompagna fino ad esso, è quasi pericoloso camminare distratti dallo splendido panorama. I sanpietrini sono completamente assenti o dissestati, divelti a ben guardare, è il classico tranello che Roma regala ai suoi cittadini che ogni giorno rischiano incidenti e addirittura infortuni (5 e 6).

Triste, piena di solitudine e sofferenza, l'immagine che ritrae un barbone appoggiato a un muro, in attesa di due spiccioli per sopravvivere. Il dergrado qui è sociale, non c'è nessuno accanto, quell'uomo solo sembra impersonare la povertà della città e il suo abbandono (7).

Se ci si sporge un po' dalla balconata di Ponte Milvio ci si trova poi di fronte ad uno spettacolo mozzafiato, non per la sua bellezza però, ma perché si rimane sbigottiti di fronte alla quantità di immondizia che "adorna" le mura del ponte. Buste, cartacce, pacchetti di sigarette, cassette della frutta e chi più ne ha più ne metta. Anche il corridoio d'accesso al ponte è praticamente invaso da spazzatura, oltre che dalle erbacce secche quasi più alte del muretto stesso (8, 9, 10, 11, 12).

Arrivando poi sulla strada e sulla pista ciclabile la situazione non migliora, anzi. Le foglie, assieme ai mozziconi delle sigarette, lattine, bicchieri di plastica, buste della spazzatura e ad un interminabile numero di fazzoletti di carta, sono accatastate lungo la rete che separa il marciapide dal dirupo che porta al fiume. Rete che, tra l'altro, è quasi completamente lacerata (13, 14, 15).


LA STORIA DI UN MAESTOSO E FAMOSO PONTE 

Ponte Milvio è passato dalle guerre puniche ai lucchetti d’amore "aggrappati" a una delle strutture più antiche della Capitale. Ma la prima traccia del Ponte è datata 207 a.C., in concomitanza appunto con la seconda guerra punica. A quell’epoca il ponte era in legno e la sua costruzione viene attribuita a un Molvius, che le fonti antiche attestano appartenere alla gens Molvia. 

Da lì di acqua del Tevere sotto i ponti, ne è passata davvero tanta. E con l’acqua anche tutta la storia della città e dei romani che da questo ponte sono passati, lo hanno attraversato, vissuto. Diventa off limits alle auto nel 1978 ma prima viene scelto dai più importanti registi del cinema italiano come set naturale per pellicole che sono diventate pietre miliari della filmografia made in Rome: da Fellini a Rossellini passando per Vittorio De Sica e tanti altri maestri del bianco e nero. 

Nel 2003 Ponte Milvio diventa suggestivo palcoscenico della prima edizione della Notte bianca romana e la torretta del Valadier si trasforma nella “piattaforma” dell'installazione di luce realizzata dall'artista Fabrizio Crisafulli. Ma quella notte - era il 28 settembre - accade qualcosa di imprevisto: un black out a livello nazionale che “spenge” l’Italia fino all’indomani. 
Ma Ponte Milvio conservò intatto il suo antico splendore storico-artistico grazie a un generatore autonomo che salvò anche il debutto della Notte bianca. 

La narrativa e la letteratura si sono occupate a lungo di Ponte Milvio, scegliendolo come ambientazione naturale per trame trhiller o d’amore. Per non parlare dei film che lo hanno celebrato in questo senso: dall’Ultimo bacio a Tre metri sopra il cielo. Ma nel luglio 2007 per l’enorme quantità di lucchetti che provocarono la rottura dei lampioni, il Comune decise di vietare la pratica, allestendo catene in sostituzione dei lampioni dove poter agganciare i lucchetti d’amore. Che però come potete vedere son tornati con tutto il loro "peso" (16).

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autore / intelligo
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