La maieutica di Socrate diventa performance... artistica. Succede a Roma

25 settembre 2013 ore 9:01, Alfonso Francia

La maieutica di Socrate diventa performance... artistica. Succede a Roma
Francesca Anfosso è una gallerista giovane, quasi troppo per gli standard del suo ambiente, dove difficilmente si viene presi sul serio se non si sono raggiunti almeno i quarant’anni. Ed è pure intenzionata a fare della sua struttura, 28Piazza di Pietra - proprio di fronte al tempio di Adriano - qualcosa di più delle solite boutique d’arte che sono diventate le gallerie romane.

Invece di mettere in mostra quadri e sculture come se fossero scarpe e stare dietro al bancone della cassa, Francesca sta cercando di fare della sua galleria un posto dove l’arte nasce. Rischiando ogni tanto di sbagliare magari, ma sempre avendo in testa l’idea che l’arte deve avere anche un futuro oltre a un passato da tutelare. Esempio perfetto è l’ultimo appuntamento organizzato per presentare la sua nuova esposizione, il cui titolo è non a caso MutAzioni. Il progetto, curato da Sarah Palermo, deriva da una partnership tra l’artista Leonardo Nobili e il fotografo Florindo Rilli, centrata sul tema della nascita. La presentazione è stata affidata alla performer e regista Inanna Trillis e alla voce narrante dell’attore Angelo Rinna. Quattro personalità parecchio diverse che hanno prodotto una performance intensa, non banale e soprattutto significativa pure per chi di arte contemporanea capisce poco o nulla. La Trillis è comparsa sul fondo della sala avvolta nel cellophane, che tanto ricorda la placenta che avvolge il nascituro o una crisalide in attesa di trasformarsi. Mentre Rinna cominciava a recitare brani del Teeteto - dialogo socratico scritto da Platone in tarda età - dedicati alla nascita, Inanna ha cominciato a risalire lentamente le scale a forza di spinte, come un neonato che si affatica per venire alla luce. Alla fine l’attrice è riuscita a tirarsi in piedi e a liberarsi degli strati di plastica che la soffocavano, “nascendo” sotto gli occhi degli spettatori. L’installazione video – proiettata ininterrottamente durante la serata - propone una versione ancora più esplicita di quanto visto nella performance. Stavolta siamo di fronte a una vera e propria messa in scena della nascita. Per riprodurre il momento Nobili si serve solo di un lenzuolo macchiato e tagliato, dal quale “estrae” il nascituro. L’artista si comporta come un vero medico: recide il cordone ombelicale e libera la modella appena venuta alla luce dalla placenta, disponendola su un piano che potrebbe far pensare a un letto. Sono immagini forti, quasi disturbanti, che l’artista propone però con estrema naturalezza. Ovviamente la nascita qui riprodotta non va intesa come semplice imitazione di quella reale. Il parto al quale si assiste è quello della conoscenza, attraverso il procedimento socratico della maieutica (che significa, è bene ricordarlo, arte dell’ostetricia), arrivando alla verità che è dentro di noi e che necessita di un aiuto per essere fatta uscire. E infatti Nobili si propone come novello Fenarete, la madre di Socrate che di mestiere faceva proprio la levatrice. Nobili sa che l’arte deve parlare in maniera immediata, anche a chi non dispone dei linguaggi e delle conoscenze che permettano di decodificarne i concetti più complessi. Una parte almeno del suo significato deve essere comprensibile a tutti. Dimostra poi una grande sagacia nello sviluppare la sua ricerca appoggiandosi su un testo vecchio di migliaia di anni, riconoscendo che la filosofia greca è una fonte di conoscenza inesauribile e in un certo senso infinita, perché fa domande alle quali l’uomo cercherà per sempre di rispondere. L’installazione di Nobili, le foto che ne documentano la lavorazione e alcuni degli scatti di Florindo Rilli resteranno in mostra nella Galleria di Piazza di Pietra fino al 3 ottobre.
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