Trapianto record al Bambino Gesù: come batte un cuore magnetico

26 febbraio 2016 ore 13:07, Andrea De Angelis
I giochi di parole sono tanti. Potremmo dire che il Bambino Gesù ha magnetizzato l'attenzione mondiale grazie a questo trapianto storico, oppure che l'emozione è stato tale da far battere il cuore a tutti coloro che lavorano nel reparto. Ma al di là delle facili associazioni linguistiche che possono e devono sottolineare l'importanza di quanto accaduto a Roma, c'è tanto orgoglio per un'operazione che entra di diritto nella storia della medicina internazionale. 

Facciamo subito chiarezza. Avere un cuore magnetico significa usufruire di uno strumento all'avanguardia che permette di attendere il trapianto di un vero e proprio organo. Una sorta di soluzione tampone in grado di salvare vite e ridare speranza a tanti che si trovano in situazioni simili a quelle della paziente oggetto di questa storia a lieto fine. Ma parlavamo anche di record, infatti mai un simile intervento era stato effettuato su un minore. L'impresa è avvenuta, come riporta l'Adnkronos, il 7 gennaio. Solo quattro giorni dopo per la sedicenne si è reso disponibile un cuore compatibile e la paziente è stata trapiantata l'11 gennaio. Una storia dunque che emoziona e fa parlare di sé, ma cerchiamo di capire meglio chi sono gli autori di questo intervento esemplare e che cos'è quello che viene definito un cuore magnetico. 
Trapianto record al Bambino Gesù: come batte un cuore magnetico
Premessa: la paziente soffriva di una miocardiopatia dilatativa severa. Il suo cuore cioè si sarebbe potuto fermare da un momento all'altro. L'équipe mista del Dipartimento medico chirurgico di cardiologia pediatrica, diretta da Antonio Amodeo, responsabile Ecmo e assistenza meccanica cardiorespiratoria - ha optato per l'intervento record così da regalare alla giovane quella che in gergo viene definita una soluzione ponte. Scelta azzeccata visto che la sedicenne ha dovuto poi attendere solo un centinaio di ore prima del trapianto di organo, divenendo al contempo il soggetto di una pagina memorabile per la medicina. Il nuovo dispositivo meccanico si chiama 'Heart Mate 3'. La pompa centrifuga a levitazione magnetica che lo fa funzionare mantiene il rotore sospeso evitandogli di entrare in contatto con altre parti meccaniche. Questo impedisce ai globuli rossi di danneggiarsi durante il passaggio del sangue nel dispositivo, riducendo fenomeni come l'emolisi. Un altro vantaggio è che il nuovo device impedisce anche l'attrito fra le parti meccaniche, prevenendo così l'usura.

L'Heart Mate 3 era stato protagonista sempre a Roma lo scorso novembre all'ospedale San Camillo, ma questa volta su un uomo adulto. "Si tratta di una pompa centrifuga che si muove all’interno di un campo elettromagnetico dove non ci sono punti di contatto ed è il magnete che la tiene sospesa e la fa ruotare – sottolineava il prof. Musumeci - La pompa così non si usura e non si scalda e il trauma sul sangue si riduce al minimo. Visto che per effettuare il trapianto serve aspettare almeno due anni questa nuova pompa rappresenta la vera sopravvivenza per i pazienti malati di cuore". 


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