Roma caput mundi anche dell'artrosi. Gli scheletri svelano la "piaga" degli antichi romani

26 maggio 2016 ore 14:28, Andrea Barcariol
Gli antichi romani messi in ginocchio dall'artrosi, non dai barbari. E' quanto rivela il più grande studio nel suo genere, realizzato su oltre 2.000 scheletri e pubblicato nel volume "Bones: Orthopaedic Pathologies in Roman Imperial Age", presentato alla Camera da Andrea Piccioli, ortopedico oncologo, Direttore del Giornale Italiano di Ortopedia e Traumatologia, Segretario della SIOT e membro del Comitato Scientifico dell'Istituto Superiore di Sanità. Lo studioso ha curato la ricerca insieme alla dottoressa Maria Silvia Spinelli (ortopedico), le due antropologhe Carla Caldarini e Federica Zavaroni, e Silvia Marinozzi (storica della medicina). 
Una ricerca sorprendete nella quale si evidenzia che la malattia arrivava molto presto, già a 30 anni a causa del carico di lavoro a cui lo scheletro era sottoposto e dell'assenza di qualsiasi forma di prevenzione. Le fratture venivano ricomposte senza intervento chirurgico, e gli arti venivano ingabbiati in una struttura di legno in attesa della guarigione. "Donne e uomini erano abituati a vivere e lavorare convivendo spesso con malattie dolorose ed invalidanti. Oggi è impossibile anche solo pensare di vivere con quelle sofferenze fisiche", sottolinea il dott. Piccioli. 

Roma caput mundi anche dell'artrosi. Gli scheletri svelano la 'piaga' degli antichi romani
Le cause dell'insorgenza dell'artrosi, sono, a tutt'oggi, sconosciute, ciò che è certo, è che la presenza di questa malattia, è legata principalmente a dei fattori di rischio, che interessano il carico e la pressione alla quale sottoponiamo le articolazioni e sono gli unici sopra i quali poter intervenire per poter attuare una prevenzione adeguata. Fondamentale è una corretta alimentazione e una dieta appropriata con cibi che devono essere assolutamente evitati e altri, la cui assunzione invece, deve invece essere ben integrata. L'assunzione di integratori alimentari naturali di glucosamina, riduce il dolore, e frena l'assottigliamento della cartilagine a carico delle articolazioni quali anca e ginocchio, restituendo al paziente affetto da artrosi, una buona qualità di vita. La malattia, purtroppo, soprattutto nello stato iniziale, viene spesso sottovalutata con conseguenze che si amplificano con il passare degli anni, eppure l'artrosi viene considerata la prima malattia invalidante al mondo. 

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