Marino balla da solo e tiene le dimissioni in tasca,i consiglieri Pd lo scaricano

26 ottobre 2015, Americo Mascarucci
Marino balla da solo e tiene le dimissioni in tasca,i consiglieri Pd lo scaricano
Fra una settimana esatta il sindaco dimissionario di Roma Ignazio Marino dovrà decidere se confermare le dimissioni oppure ritirarle, provando a rimettere insieme i cocci della propria maggioranza andati in frantumi. 

I venti giorni concessi dalla legge al sindaco per ufficializzare quella che al momento è soltanto un’intenzione seppur formalizzata, stanno dunque per scadere, e pare che Marino dopo la manifestazione di sostegno di tanti cittadini scesi in piazza per incoraggiarlo a resistere, un pensiero a restare lo avrebbe fatto. 

Tuttavia il Partito Democratico ha già fatto sapere che non esistono le condizioni per andare avanti, quindi qualora Marino decidesse di ritirare le dimissioni sarebbe pronta per lui la sfiducia. Il commissario del Pd romano Matteo Orfini da questo punto di vista è stato estremamente chiaro criticando anche il comportamento del sindaco alla manifestazione in suo sostegno e specificando che "il ruolo del martire non gli compete affatto". 

I consiglieri comunali democratici si sono riuniti nella sede in via del Tritone e hanno confermato la linea tracciata sin dall’inizio; indietro non si torna. 
"La posizione assunta dal Pd nazionale e da tutti noi non è mai cambiata rispetto al 12 ottobre, giorno in cui il sindaco ha presentato le sue dimissioni – spiegano i consiglieri -  Null'altro c'è da ribadire se non che ogni futura decisione sarà condivisa e concordata con il Partito di cui facciamo parte e di cui fanno parte gli eletti a tutti i livelli". 

Insomma la linea è chiara; Marino deve dimettersi perché così vuole il Pd e questa decisione non sarebbe destinata a ripensamenti di alcun genere. 

Tuttavia pare che ai piani alti del partito le preoccupazioni non manchino, anche perché se Marino deciderà di ripensare la sua decisione provando a restare, il Pd non avrebbe altra scelta che quella di presentare una mozione di sfiducia. 
Servono diciotto firme per presentarla e qui nessun problema perché il Pd di consiglieri ne ha diciannove; però per passare la sfiducia deve essere votata almeno da  venticinque consiglieri su quarantotto. 

A quel punto servirebbero i voti delle opposizioni dal momento che Sinistra Ecologia e Libertà, dopo aver dato la sua disponibilità a ridiscutere un eventuale patto di governo per la Capitale con Marino, ha detto che qualsiasi decisione sarà presa soltanto dopo che il sindaco avrà riferito in aula. 

Le opposizioni, tanto quella di centrodestra che i 5Stelle e la Lista Marchini, non farebbero certamente mancare i loro voti ma per il Pd si aprirebbe un serio problema politico, perché si troverebbero nell’imbarazzante posizione di dover chiedere i voti agli avversari per sfiduciare un proprio sindaco. 

Insomma, la situazione in Campidoglio si complica notevolmente e a questo punto Renzi e company avranno una settimana di tempo per tentare di convincere Marino a non tornare indietro. E qui naturalmente torna a delinearsi lo scenario da noi ipotizzato sin dall’inizio; ossia quello di una ghiotta ricompensa politica che il Premier potrebbe offrire al sindaco chirurgo per convincerlo a dimettersi definitivamente e consentire la nomina del Commissario straordinario. 

Ma quale ricompensa politica potrebbe mai valere la poltrona di sindaco di Roma? Ah saperlo! 
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