Sono sopra e godo da morire...

27 settembre 2013 ore 9:00, intelligo
roma_lazio_tifoserie--400x300di Andrea Davì

Entusiasmo e speranze per la Roma prima in classifica a punteggio pieno dopo cinque giornate.
Carpe diem. Gente che ti sorride, davanti al caffè nei bar, in ufficio, sotto la metro o negli autobus affollati: la maggioranza dei romani (romanisti) sorride e ammicca, e basta un solo accenno di complicità per scatenare l'entusiasmo: «hai visto che Roma?»
Nella capitale non si parla tanto della caduta del governo quanto della scivolata di Benatia, non ci si interroga sulla decadenza di Berlusconi ma semmai di quella del suo Milan, e tantomeno si discute sull'iva, l'ova, l'uva, tutto passa in secondo piano, dopo la Roma.

E poi la Roma non si discute si ama e in amore non esiste la via di mezzo, l'equilibrio, il romano per nascita o per adozione non possiede la scientificità dell'emozione ma vive il suo personale duello con la vita in un eterno scivolare tra cinismo e nostalgia, tra rovine di antichi fasti e quelli della modernità.
Siamo alle solite è vero: a Roma basta vincere qualche partita perché si scateni un clima di goliardico entusiasmo, un'atmosfera contagiosa  che in un solo istante dimentica le delusioni del passato, le critiche, le fregature. A Roma il concetto di professionalità del tifo è ameno almeno quanto quello della sportività. Non esiste, “c'è solo la Roma, la Roma e basta”.

Alcuni definiscono questo eccessiva esaltazione da parte dei tifosi romanisti una specie di provincialismo, una mentalità da piccola squadra e individuano le cause di questo atteggiamento nel fatto che a Roma non si è abituati a vincere come a Milano o Torino.Del resto lo scudetto manca dal 2001 e i giallorossi non erano soli in testa alla classifica dal 18 aprile del 2010, dopo la vittoria nel derby che li portò al sorpasso dell'Inter di Mourinho.

Ma in questa passione viscerale dei romanisti (romani) per la squadra, forse c'è qualcosa di più profondo, addirittura di antropologico, forse non è così presuntuoso pensare che qualcosa oltre un po' di Colosseo sia rimasta, briciole di pane et circenses, di quella folle emozione del pollice verso.

«Perché la capitale avrà pure due squadre ma solo una porta il suo nome, ha il suo simbolo, e indossa i suoi colori: la A.s. Roma».
Ecco lo sapevo, mi è successo di nuovo.
autore / intelligo
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