Delitto Bracciano, pena ridotta a Di Muro: la perizia decisiva

27 settembre 2016 ore 11:56, Andrea De Angelis
Sul suo corpo nessun apparente segno di violenza, dettaglio che aveva spinto inizialmente gli inquirenti ad ipotizzare un semplice incidente. Quattro anni dopo si sa invece che la sedicenne Federica Mangiapelo non era finita in modo fortuito nel lago di Bracciano, ma era morta annegata. Omicidio volontario. Quattordici anni di reclusione per omicidio volontario aggravato sono stati inflitti dalla prima Corte d'assise d'appello di Roma a Marco Di Muro, quattro in meno rispetto alla sentenza di primo grado pronunciata dal gup di Civitavecchia a conclusione del processo col rito abbreviato.

Era la notte di Halloween del 2012. La mattina del primo novembre fu trovato il cadavere della giovane ragazza. Nessun segno di violenza, l'ipotesi dell'incidente appariva la pista maggiormente percorribile. Il caso fu riaperto due anni dopo, visto che inizialmente la morte naturale sembrava una certezza. Invece poi la drammatica scoperta.

Delitto Bracciano, pena ridotta a Di Muro: la perizia decisiva
Come ricorda Il Fatto Quotidiano, la svolta nelle indagini arrivò nel dicembre del 2014, quando Di Muro fu arrestato con l’accusa di omicidio volontario aggravato. L’ipotesi accusatoria fu quella di un litigio con strattonamento, una caduta a terra, e alla fine l’annegamento causato dallo stesso Di Muro, che trattenne la testa della fidanzata sotto l’acqua. Ipotesi confermata da un ulteriore accertamento: la perizia pneumologica in sede d’incidente probatorio stabilì che Federica era morta per annegamento, e non per cause naturali.
Il 17 luglio 2015 ci fu l’udienza preliminare, con la richiesta di rito abbreviato e la condanna di Di Muro a 18 anni di reclusione. E ora la sentenza d’appello conferma la tesi accusatoria. La pena, tuttavia, è stata ridotta in quanto la corte ha ritenuto di dover dare maggior peso alle attenuanti generiche, equiparandole così all’aggravante della minorata difesa contestata al giovane.
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