Sanità, alfaniani vs Lorenzin (Ncd) per il sub-commissario in quota Formigoni

28 gennaio 2014 ore 16:47, Americo Mascarucci
Sanità, alfaniani vs Lorenzin (Ncd) per il sub-commissario in quota Formigoni
Avevamo dato conto nei giorni scorsi del braccio di ferro venutosi a creare nel governo Letta fra il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ed il Pd, in merito alla nomina del sub commissario della sanità del Lazio. Il ministro Lorenzin ha sponsorizzato Renato Botti, già stretto collaboratore di Roberto Formigoni ai tempi in cui quest’ultimo era governatore della Lombardia. Il Pd avrebbe preferito la nomina di un sub commissario di area da affiancare al presidente Nicola Zingaretti nell’operazione risanamento del comparto sanitario laziale.
La Lorenzin alla fine l’ha spuntata, fra le ire del centrosinistra che teme un’invasione di campo da parte del Nuovo Centrodestra nelle vicende sanitarie della Regione. Peccato che però gli esponenti del Ncd che siedono alla Pisana, non la pensino affatto così, anzi, siano sul piede di guerra contro il loro ministro. Gli alfaniani del Lazio non hanno affatto gradito la nomina di Botti imposta da Formigoni per il tramite della Lorenzin. “Che c’azzecca - hanno messo nero su bianco - uno che viene dalla Lombardia e che è completamente digiuno delle questioni sanitarie locali?”. Se la nomina del sub commissario di governo spettava al ministro della Salute, questa, sostengono i consiglieri regionali di Alfano, avrebbe dovuto consultarsi con il territorio e semmai individuare una figura di alto profilo radicata nella regione. Insomma, mentre quelli del Pd hanno tentato fino all’ultimo di stoppare la nomina di Botti per il timore che potesse condizionare la politica sanitaria in favore degli avversari di centrodestra (gli uomini del vicepremier infatti alla Pisana stanno all’opposizione di Zingaretti), quelli del Ncd si sono sentiti scavalcati nella scelta e temono che il sub commissario meneghino lasci campo libero a Zingaretti in virtù di ben precisi accordi di governo. Della serie; via libera a Botti dal Pd ma senza che disturbi troppo. Gli “amici” della Lorenzin si sentono da questa scarsamente tutelati e chiedono che, il governo delle larghe intese, non diventi la foglia di fico per lasciare piena autonomia agli avversari nel comparto sanitario laziale. Zingaretti nel frattempo ha provveduto alla nomina dei nuovi direttori generali delle Asl, alcuni dei quali appena insediati, non hanno disdegnato di rilasciare dichiarazioni alla stampa dal sapore prettamente politico. Nonostante il loro ruolo non sia propriamente quello di fare valutazioni politiche (per quelle ci sono i consiglieri regionali) ma di operare per far funzionare al meglio la sanità, indipendentemente dalla tessera di partito. Intendiamoci, anche quando governava il centrodestra i manager facevano politica e prendevano ordini dai politici locali che li avevano fatti nominare, ma per una questione di opportunità, sarebbe preferibile che i Dg delle Asl evitassero di sventolare pubblicamente la propria bandiera di riferimento. Tornando alla Lorenzin dunque, pare proprio che questo regalo fatto a Formigoni possa costarle caro, anche perché secondo indiscrezioni, la protesta dei consiglieri regionali laziali non sarebbe rimasta senza conseguenze. Lo stesso Fabrizio Cicchitto sarebbe intervenuto presso il ministro della Salute invitandola ad essere più in sintonia con il partito, soprattutto nei livelli territoriali, evitando di farsi condizionare troppo da chi pensa di essere il leader del Nuovo Centrodestra dopo Alfano. Anzi non dopo, pure prima. Ogni riferimento a Formigoni non è ovviamente del tutto casuale. E alle europee si annunciano scintille, una guerra delle preferenze che, da quanto si dice, potrebbe essere giocata soprattutto per limitare al massimo il peso politico della Lorenzin nel Lazio.
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