Antisemitismo in crescita in Europa, attacchi anche a Roma. LE FOTO

28 luglio 2014, Micaela Del Monte
A Parigi sembra che il tempo si sia fermato a quella notte tra il 9 e il 10 novembre del 1938, quello spazio di tempo che tutti chiamano "Notte dei Cristalli". 

Ora non è più solo un brutto ricordo, ma un incubo che riaffiora insistentemente nella memoria. Tutto sembra ricominciare: le sinagoghe attaccate, i negozi ebraici devastati, auto e proprietà date alle fiamme. E come se non bastasse tornano in auge anche i massacri (come quello di Tolosa) di chi un tempo si trovava al sicuro in un paese che ospitava una delle più grandi Comunità Ebraiche europee. 

E invece nel cuore dell'Europa occidentale, dove sessant'anni fa venivano condannati tali comportamenti, si è tornati ad una manifestazione d'odio talmente brutale da costringere chi viene colpito, seppure indirettamente, a lasciare il Paese, a lasciare quella Francia che un tempo era una casa accogliente e che ora è invece ostile. Se questo sembra così lontano nel tempo e nello spazio ci sbagliamo di grosso, perché ormai anche Roma è solita svegliarsi in un modo molto simile a quella mattina del 10 novembre del 1938.

Antisemitismo in crescita in Europa, attacchi anche a Roma. LE FOTO
 
Non è di certo un caso quindi che i negozi della Capitale, anch'essa dimora di una delle maggiori Comunità Ebraiche, ma anche portoni di palazzi e mura di abitazioni vengano prese di mira con svastiche e frasi che infangano il nome di chi, senza colpa, ha perso la vita in quella guerra. 

"Anna Frank cantastorie" è il cartello che è apparso questa mattina su un negozio ebraico a Via Appia. Poi le svastiche, ad imbrattare una per una le vetrine del negozio. L'ondata si è riversata anche in centro e in Prati dove sono apparse altrettante scritte cariche dello stesso odio che si sperava non venisse più provato.

 E invece è questo il modo in cui a Roma si ricomincia a manifestare la propria intolleranza verso una religione che da sempre tenta di essere estirpata. Come se il passato non avesse insegnato nulla. Così c'è chi, protetto dal buio della notte, tenta di distruggere (emotivamente) persone che come tante altre, senza distinzione di religione, hanno dedicato tempo a costruirsi un'attività, un futuro e un modo per vivere. L'ignoranza torna di nuovo a fare da padrona in un Paese (e ormai non è neanche solo un problema italiano) in cui la cultura è stata annientata dal luogo comune. Ma la questione è che queste manifestazioni d'odio si stanno espandendo a macchia d'olio in tutto il continente, contagiato, ovviamente, dal Nord Africa. 

Perché se a Parigi gli ebrei vengono allontanati, se in Italia si cominciano a segnare i negozio come nel 1938, a Bruxelles si uccide chi visita il museo ebraico, in Turchia gli ebrei (peggio se israeliani) non possono più entrare nel Paese, rimangono bloccati nel limbo dell'aeroporto e rispediti a casa come un pacco indesiderato. La questione mediorientale sta riaccendendo l'odio verso la religione ebraica un po' ovunque, ma basterebbe solo un po' di cultura, un po' di informazione, un po' di cervello per capire che qui si sta perdendo veramente il controllo. Basterebbe anche solo sapere che antisionismo non significa antisemitismo. 

Come ha sottolineato lo stesso Giorgio Napolitano durante il Giorno della Memoria: "Antisionismo significa negazione della fonte ispiratrice dello stato ebraico, delle ragioni della sua nascita, ieri, e della sua sicurezza oggi, al di là dei governi che si alternano nella guida di Israele". 

Dunque, la religione c'entra ben poco. Bisognerebbe anche sapere che in Israele vivono un milione e mezzo di arabi e migliaia di cristiani. Se questa gente (di estrema destra o sinistra che sia) sapesse realmente cosa significa sionismo dovrebbe tentare di distruggere, annientare e boicottare tante altre attività, così non è, perché ora a vincere su tutto sembra essere solo l'ignoranza.
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