#Romasonoio... l'italiano medio 'sindrome Gassmann'. I tre prototipi

28 luglio 2015, Americo Mascarucci
#Romasonoio... l'italiano medio 'sindrome Gassmann'. I tre prototipi
Ha fatto molto discutere l’appello lanciato dall’attore Alessandro Gassmann che ha invitato i romani a “rimpadronirsi” di Roma rispondendo alle accuse sul degrado della città lanciate dal servizio del New York Time dei giorni scorsi

L’attore ha dunque invitato i romani ad “armarsi di ramazza” e scendere in piazza per ripulire Roma dall’immondizia, dalla sporcizia, da tutto ciò che danneggia l’immagine della Capitale. Insomma il messaggio appare chiaro; la città non è di Marino, ma dei romani stessi, e se non ci pensano le istituzioni a difendere la dignità e il decoro di Roma, allora è giusto che siano i cittadini stessi a rimboccarsi le maniche e a salvare la Capitale dal declino. 

Un proposito nobile, che sicuramente poteva essere raccolto e rilanciato se solo non si fosse scoperto che, mentre lanciava l’appello ai romani, Gassmann se ne stava tranquillamente in Uruguay a girare il suo ultimo film con Rocco Papaleo. Della serie: “Armiamoci e partite”: di questo tenore sono state le critiche sui social. 

Ma per capire il fenomeno, basta dire che l’italiano medio prima di agire ci mette un po'. 

Tornando al caso concreto, se Gassmann avesse lanciato questo appello nel momento stesso in cui veniva fotografato con la scopa a spazzare le vie di Roma o a caricare i sacchi dell’immondizia abbandonati, tutto avrebbe avuto un altro significato, ma è molto difficile pulire “l’amata Roma” come si pretende dagli altri, mentre si sta trascorrendo l’estate oltre Oceano (per lavoro ci mancherebbe altro!). 

L’attore tuttavia ha messo a nudo quelli che sono i vizi tipici dell’italiano medio. 

C’è appunto quello che lancia le crociate, ma che poi attende fiducioso che siano gli altri ad imbracciare le armi, o come in questo caso la ramazza, e andare alla guerra. Poi c’è l’altro italiano quello che si indigna di fronte proprio ad una proposta come quella di Gassmann, ed è in genere colui che passa per le strade, fotografa la sporcizia o il sacchetto abbandonato, ma anziché raccoglierlo e magari buttarlo nel primo cestino utile, manda la foto ai giornali per dare addosso alle istituzioni e alla politica brutta, sporca, cattiva e inconcludente. E’ vero che gli elettori hanno il sacrosanto diritto di veder risolvere i problemi dal sindaco che hanno eletto, ma alle volte basterebbe davvero poco per rendere più pulita o vivibile una città. 

Per non parlare poi del terzo tipo di italiano, il chiacchierone, quello che protesta contro tutto e tutti, che dopo aver sbandierato ai quattro venti di pagare le tasse e di avere quindi diritto a servizi pubblici efficienti (e ci mancherebbe che questo diritto non gli spetti) è il primo a gettare a terra la cicca di sigaretta, la bottiglia di plastica, la lattina di birra o addirittura a gettare il sacchetto dell’immondizia dalla macchina perché non ha voglia di differenziare i rifiuti e preferisce fare un pacco unico da buttare dove capita. Insomma come soleva dire Massimo d’Azeglio “fatta l’Italia è necessario fare gli italiani”. 

Eh già, questo slogan che ha contraddistinto il Risorgimento italiano è rimasto di fatto incompiuto, perché l’Italia è stata fatta, bene o male, bella o brutta conta poco, ma gli italiani no, ancora non sono stati “fatti” perché una vera coscienza civica non è mai realmente maturata. Così sono nati e si sono sviluppati tanti prototipi di italiani, con l’italiano medio, quello cioè più diffuso, che continua a rappresentare un coacervo di contraddizioni e di ipocrisie. Gli italiani insomma sono gli altri, come sosteneva lo scrittore Sebastiano Vassalli scomparso proprio nelle ultime ore, perché i vizi tipici del nostro essere italiani li vediamo sempre rappresentati nella persona che ci sta accanto, mai in noi stessi. 


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