Roma senz'acqua, di chi è la colpa?

28 luglio 2017 ore 9:30, intelligo
"Acqua Capitale, una corsa contro il tempo". "La guerra dell’acqua". "Roma vive il suo “Watergate”. La crisi idrica che sta investendo l’Urbe non accende soltanto la fantasia dei titolisti dei giornali, ma apre la più classica gara allo scaricabarile delle responsabilità. La domanda è semplice: di chi è la colpa di una situazione che potrebbe esporre la Capitale d’Italia a una figuraccia di proporzioni epiche (e internazionali) con il razionamento idrico e i turisti in vacanza a Roma – tanto per dirne una – costretti a farsi la doccia in alcune finestre temporali stabilite dal Comune? Gli attori protagonisti della diatriba sono diversi. C’è l’Acea, c’è la Regione Lazio, il Campidoglio, i comuni dell’area del lago di Bracciano e il ministero dell’Ambiente. La Regione Lazio punta il dito contro Acea (società controllata dal Comune) che avrebbe continuato ad attingere acqua dal lago ben oltre il limite consentito.

Roma senz'acqua, di chi è la colpa?
Acea minimizza dicendo che si tratta di un abbassamento del lago di soli 1,5 millimetri al giorno e incolpa delle perdite di acqua i sindaci che hanno scelto di investire non sulla rete idrica ma in fognature e depurazione. Virginia Raggi, chiede a Regione e Acea di “fare il possibile per assicurare l’acqua ai romani”. In questo mosaico si inserisce il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, che accende i riflettori sul problema della “corretta gestione della risorsa idrica”. L’Italia, infatti, è lo Stato membro che ha più infrazioni per inottemperanza della normativa ambientale europea, in particolare nel settore idrico. E da sempre il nodo delle perdite lungo la rete – dal 38 al 43% in media con punte del 70 – viene sottovalutato o dimenticato visto che costosi interventi di manutenzione costano molto, ma si vedono poco e non hanno un dividendo elettorale.

Senza dimenticare l’età delle tubazioni, visto che come ha sottolineato lo stesso Galletti davanti alla Commissione Ambiente del Senato “il 36% delle condotte risulta avere un’età compresa tra i 31 e i 50 anni, mentre il 22% è caratterizzato da un’età maggiore ai 50 anni, a fronte di una vita utile considerata, ai fini regolatori, pari a 40 anni”. Ma come è possibile che oggi si sia finiti in una tale strettoia e si sia costretti a scegliere se razionare l'acqua ai romani o mettere a rischio l'equilibrio idrogeologico del lago di Bracciano? La siccità e l’eccezionalità del momento meteorologico sicuramente incidono, ma colpisce che non ci sia stata una programmazione e una previsione del rischio. Come se non bastasse si è aperto anche un filone giudiziario, visto che il presidente di Acea Ato 2 Paolo Saccani è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Civitavecchia perché si sospetta che Acea non abbia rispettato l’accordo stipulato nel 1990 con il Ministero dei Lavori Pubblici per il prelievo di 1100 litri di acqua al secondo per “per usi potabili della capitale” a Bracciano, un limite fissato per evitare che il lago scenda sotto al livello di guardia di 161,90 metri sul livello del mare. Nel frattempo Acea, Comune e Regione cercano un sempre più difficile accordo per evitare lo spettro del razionamento dell’acqua a Roma. Il governo sta alla finestra. I romani aspettano, preoccupati. E guardano il cielo, sperando in Giove Pluvio.

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autore / intelligo
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