Lago di Bracciano "a secco", Noe sequestra 20 pompe abusive di privati

29 agosto 2017 ore 17:00, Americo Mascarucci
Non è tutta colpa di Acea se al lago di Bracciano il livello delle acque sta calando vertiginosamente. I prelievi effettuati dalla società per portare l'acqua nei rubinetti della case dei romani e non solo, non sarebbe infatti l'unica causa del preoccupante ritiro delle acque, ma parte delle responsabilità sarebbero da addebitare anche a numerosi allacci abusivi da parte di privati. E' ciò che avrebbe appurato il Nucleo Operativo Ecologico Carabinieri di Roma che ha dato esecuzione a un decreto emesso dalla Procura della Repubblica di Civitavecchia di perquisizione e sequestro di sistemi di captazione di acqua su terreni privati situati in prossimità del Lago di Bracciano. Durante le operazioni di perquisizione sarebbero stati scoperti venti punti di aspirazione abusivi delle acque realizzati artigianalmente dai privati che potrebbero aver favorito una forte dispersione di acqua.
Lago di Bracciano 'a secco', Noe sequestra 20 pompe abusive di privati

L'ACCUSA
Si tratterebbe in realtà di un illecito puramente amministrativo se non fosse a detta degli inquirenti che queste irregolarità avrebbero contribuito a danneggiare pesantemente l'ecosistema lacuale e aggravato lo stato di siccità. Ragione per cui oltre all'aspetto amministrativo i magistrati sono decisi a perseguire penalmente i titolari dei presunti allacci abusivi procedendo con specifiche ipotesi di reato a loro carico. Poi ovviamente bisognerà vedere se l'inchiesta andrà avanti o sarà archiviata per essere ricondotta all'alveo naturale, quello cioè delle responsabilità amministrative.
I venti proprietari dei terreni in questione si sarebbero così visti notificare altrettanti avvisi di garanzia con l'accusa di inquinamento ambientale colposo. 
Tutte persone che avrebbero realizzato questi sistemi di captazione per irrigare i propri terreni senza alcuna autorizzazione e per giunta con lavori svolti artigianalmente e dunque non a regola d'arte con il rischio di favorire forti dispersione di acqua nel momento in cui questa sarebbe dovuta essere razionata il più possibile.
Le persone finite sotto inchiesta sono per lo più proprietari di terreni situati vicino al lago di Bracciano che avevano prodotto asistemi di pompaggio dell’acqua senza la richiesta della necessaria autorizzazione, sfuggendo così ad ogni tipo di controllo. All’operazione hanno partecipato, oltre ai carabinieri del Noe, l’Arma Territoriale e il Gruppo CC Forestale di Roma, con il supporto di un elicottero del Nucleo di Roma Urbe. 

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