A Roma svetta un monumento da mesi e senza permesso. Buongiorno Marino!

29 gennaio 2014, Micaela Del Monte
Roma è la città dove tutto si può fare. O almeno sembra...  

 Perché se un giorno dovessimo decidere di issare un nostro monumento di tre metri per tre, due tonnellate di acciaio, e piazzarlo in una delle aree più tutelate d’Italia, ad esempio di fronte alla cavea del Circo Massimo, ci basti sapere che nessuno controllerà le autorizzazioni e i permessi. Non arriverà né un vigile urbano, né un funzionario della sovrintendenza comunale (peraltro vacante da ben sette lunghissimi mesi, ed ecco i frutti) o statale a capire cosa sia accaduto, insomma, possiamo fare come ci pare senza che nessuno provi a fermarci. 

Tutto ha avuto inizio circa due mesi fa, in una notte di fine novembre quando, dopo qualche sopralluogo, un artista iniziò la sua installazione: il pittore e scultore romano Francesco Visalli arriva con un camion, devia il traffico con l’aiuto di collaboratori armati di segnaletica stradale e apposite luci, e pianta nell’aiuola di fronte al Circo Massimo il suo monolite «Place de la Concorde» che si colloca - dice l’autore - in un più vasto progetto «Inside Mondriaan».  Valeria Arnaldi, curatrice dell'artista, ha raccontato: "Quella notte ridevamo tutti, sembrava una scena di “Amici miei” di Monicelli".

Da quella notte la scultura-installazione è rimasta al suo posto. Nessuno ha fatto domande, nessuno ha fatto controlli, nessuno si è preoccupato.
 
O almeno non lo ha fatto fino a ieri quando sul sito www.artribune.com diretto da Massimiliano Tonelli (la casa editrice è presieduta da Paolo Cuccia) è apparso un intervento molto polemico sulla qualità della scultura e sulla scarsa notorietà dell’artista: "Come ha fatto Visalli a installare un’opera permanente laddove ogni artista del mondo sognerebbe di installarla e avendo un curriculum molto distante dagli artisti più grandi del mondo?".

 Lunedì notte invece gli era stato dedicato un servizio sul Tg5. Di lì è partita la caccia alla storia, e al perché. Visalli, che ha investito 23 mila euro nell’impresa, ha emesso una nota intitolata: "Monumento al Circo Massimo all’insaputa del sindaco" nel quale spiega: "Non è una trovata pubblicitaria ma un vero e proprio esperimento e, soprattutto, una denuncia. Testare l’attenzione dell’amministrazione comunale sulla città in generale, e sull’arte in particolare". A due mesi dall’installazione il bilancio è drammatico: nessuna notifica all’artista, nessuna domanda, nessuna verifica sull’opera e neppure nessun controllo in termini si sicurezza. Nonostante le dimensioni decisamente evidenti, i colori accesi, la posizione centralissima e poco distante dagli uffici del Comune.

Nel frattempo Flavia Barca, assessore alla Cultura della giunta guidata da Ignazio Marino, si è giustificata così: "È vero, non c’è stato alcun controllo proprio perché non c’è stato un avvio formale di nessuna richiesta. Perché nessuno se n’è accorto? Forse proprio perché Roma è una città straordinariamente ricca di arte e cultura: e può capitare di passare di fronte a un’opera senza chiedersi il perché della collocazione. Vorrei cogliere l’aspetto positivo della provocazione, che è in qualche modo una forma di street art. La accoglieremo come capita anche con altre provocazioni, magari più accese".
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