Quirinale? Parlano i monarchici. Intervista a Sacchi: "Il vero arbitro è il Re"

29 gennaio 2015 ore 15:48, Andrea De Angelis
Nel giorno della prima votazione in Aula per l'elezione del Presidente della Repubblica, IntelligoNews ha deciso di dar voce anche a chi non ama il totonomi sul Quirinale in quanto sostiene che la migliore forma di governo non è la Repubblica, bensì la Monarchia. Il Presidente nazionale dell’U.M.I., Alessandro Sacchi, ha risposto così alle nostre domande...   sacchi_presidente   Ci siamo, oggi inizia la votazione per eleggere il Capo dello Stato. Sullo sfondo le tante voci di questi giorni tra le quali spicca quella di Renzi che, a più riprese, ha sottolineato come all'Italia serva un arbitro al Colle. Mi viene allora spontaneo chiederle, pensando ad esempio a Spagna e Belgio, chi può davvero rispondere a questa richiesta... «Tutte le parti politiche, non solo Renzi si agitano nel convincere gli italiani che è necessario un arbitro terzo e imparziale, che non abbia scheletri negli armadi e di respiro internazionale. I nomi che però vengono fatti sono quasi tutti pescati nel più torbido passato della Prima Repubblica. Senza entrare nel merito della qualità delle persone, magari ottimi uomini politici e dignitosi economisti, diciamo che non è possibile per uomini che hanno militato per cinquant'anni resettare una coscienza, cancellare un'ideologia e diventare di colore neutro. Se uno è stato nero, rosso o blu non può diventare trasparente da un momento all'altro». Con un'immagine come vuole rappresentare ai lettori quanto sta accadendo? «Siamo dinanzi a un muro di Berlino ideologico. Non si può cioè neanche essere liberi di immaginare una situazione diversa, che è già realtà europea e che funziona benissimo. Così come il muro di Berlino impediva a quelli dell'est anche solo di vedere cosa succedeva all'ovest perché se avessero visto avrebbe scelto, così non bisogna parlare, comparare le due forme possibili perché la Repubblica perde. Non c'è niente da fare». Sono stati fatti nomi di giornalisti, magistrati, di persone come Riccardo Muti e Gino Strada. Un tentativo della politica di cercare un arbitro fuori da essa a cui affidare però la più alta carica che esiste? «Ho grandissima simpatia per tante di queste persone, ma lei se lo immagina Magalli a fare il Capo dello Stato? O si immagina Gino Strada? Trovo queste manifestazioni quasi di delirio collettivo, nel circo mediatico ognuno la spara grossa come può. Fare il Capo dello Stato è una cosa seria! Ne va della considerazione e della credibilità internazionale oltre, ovviamente, al ruolo costituzionale. Ci sono qualità oggettive e soggettive riscontrabili e riconoscibili» Il nome di Bersani fatto oggi dal Movimento 5 Stelle? «Ognuno gioca la sua partita, ma nessuno pensa al bene dello Stato. Il bene dello Stato è una figura terza o imparziale e chiaramente se io non so costruire gli aeroplani vado a vedere chi li ha e come fa a farli volare» E quindi va in Belgio, Spagna e via dicendo... «Assolutamente (ride). Lei trova naturale che in un Paese dove c'è la libera informazione io non posso fare le mie considerazioni? Dovrei avere la folla fuori alla porta, ma invece c'è una damnatio memoriae, non dobbiamo neanche far vedere la soluzione perché se cade il muro di Berlino crolla tutto» Nel fare il nome di Vittorio Feltri oggi Giorgia Meloni ha parlato anche di presidenzialismo. Che effetto le fa sentire pronunciare questa parola? «A me il presidenzialismo fa venire l'orticaria. Feltri poi non è mai stato spettatore imparziale delle vicende o giudice sereno» Se fosse in Aula, chi voterebbe oggi? «Non avrei altra scelta: voterei Amedeo di Savoia Duca d'Aosta». Chi invece le è piaciuto di più nella storia della Repubblica? «Bisogna andare alle origini della Repubblica, quelli che lo fecero per spirito di servizio come Einaudi e De Nicola che nel discorso di insediamento si dichiararono monarchici. Servitori dello Stato chiamati a svolgere un ruolo, per il resto non vedo nessuno senza peccato». Perché? «Perché è difficile non avere scheletri nell'armadio se si è stati ministri o nei servizi segreti. Questa cosa viene fuori ad esempio dal "io non ci sto" di Scalfaro o dalla telefonata di Napolitano con Mancino».  Una soluzione, allora, non c'è. «Mi piace ripetere un esempio che faccio spesso, quello dell'accendino. Se abbiamo due accendini di cui uno non fa la fiamma, quest'ultimo non smette di essere tale, ma non funziona. Per accendere qualcosa dovrò utilizzare quello che fa la fiamma, perché l'altro non serve. Allora davanti alla Monarchia parlamentare e alla Repubblica io mi devo rivolgere empiricamente a quella che funziona. Guardiamo a Olanda, Gran Bretagna, Spagna, al Belgio che è stato senza governo per due anni. Lì l'accendino funziona». O si è arbitri, o si è capitani: è una questione di poteri.  «Esattamente. Si può dire di essere prima l'uno e poi l'altro, ma è impossibile. Il re è fin da piccolo educato al mestiere di sovrano, alla neutralità, ha una legittimità storica, non politica. ».   
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