Amedeo D’Aosta: «Bersani e Berlusconi guardino al Papa” “Siamo già in una Repubblica Presidenziale»

03 aprile 2013 ore 9:14, intelligo
Amedeo D’Aosta: «Bersani e Berlusconi guardino al Papa” “Siamo già in una Repubblica Presidenziale»
Il principe Amedeo di Savoia
, duca d’Aosta, interviene sulla crisi italiana, su questa “Repubblica dello stallo” (e non dello Stellone d’Italia). Interviene a modo suo, un po’ a gamba tesa, un po’ col fioretto. Risponde alle domande di IntelligoNews con piglio e ironia. Altezza, come giudica questo lunghissimo lancinante, complesso, dopo elezioni. Con Bersani che non si fa da parte, Berlusconi che non molla, Napolitano che fa da regista di governi forse basati sul nulla, su Grillo ammazza-tutti e sul rischio di tornare al voto? «Se dovessi definire questa nostra fase storico-politica la parola decadenza credo sia è la più azzeccata. Stiamo vivendo sulla nostra pelle la fine dell’impero romano». Siamo, quindi, copie di un film antichissimo? «Beh, potrei pure richiamarmi all’esperienza del 1922-24, con tutto ciò che ha comportato, in termini di dittatura, ma non osavo dirlo». Grillo come Mussolini? «Era un gioco. Ma mi dispiace tanto. Oggi il nuovo e il vecchio si stanno combattendo duramente e gli italiani non ne possono più. Renzi, ad esempio, aveva iniziato bene e ritengo rappresenti un’alternativa vera e autentica. Lui è credibile e potrebbe portare una ventata di novità, oltre che di preparazione. Mi piace la sua idea di rottamazione sobria». E Grillo? «Anche Grillo ha iniziato bene, alcune sue proposte sono condivisibili. Spero che il suo movimento non degeneri». Lei si è soffermato sulla lotta tra il vecchio e nuovo. Bersani e Berlusconi incarnano l’Ancien Regime contrapposto alla presa della Bastiglia? «Bersani e Berlusconi reiterano uno schema logoro che ingessa il quadro politico, bloccando le novità. I due dovrebbero lasciare il passo, aprirsi maggiormente, dovrebbero guardare verso l’alto, al nuovo Papa, meraviglioso esempio di rinnovamento nella tradizione». E Napolitano, il suo ruolo sta crescendo enormemente… «Napolitano sta colmando un vuoto, un pauroso vuoto istituzionale, altrimenti qui la crisi avrebbe raggiunto livelli terribili, coi rischi che possiamo intuire: depressione, disperazione, rabbia sociale, povertà». I 10 saggi (una visione leggermente aristocratica) sono arrivati nel momento giusto? «Ho condiviso la sua scelta di nominare 10 saggi, con l’obiettivo di predisporre una base programmatica, spunto bipartisan per costruire un nuovo governo condiviso, anche se penso che la cosa sia molto più difficile di quanto si possa pensare e di quanto il capo dello Stato stesso possa pensare». Stiamo marciando verso una Repubblica presidenziale? «Sì, è vero siamo in una Repubblica presidenziale de facto». Altezza, lo dica con franchezza: qui è tutta una vacatio. Possiamo permetterci come il Belgio di non avere a lungo un esecutivo? «Il Belgio ha dimostrato che se c’è una società civile coesa, se c’è un apparato statale e burocratico che funziona, si può andare avanti anche senza governo. E consideri le tremende divisioni etniche tra fiamminghi e valloni. Ma lì c’è la monarchia ad unire». In conclusione, se siamo alla fine dell’impero romano, quali barbari arriveranno? «I nuovi barbari che potrebbero invadere l’Italia potrebbero non essere tribù di vandali, ma barbari di altro tipo: che arrivano tramite Internet, tramite rete, figli della crisi economica».
autore / intelligo
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