Giuramento, Pontecorvo: "Come ebreo e italiano dico grazie Presidente. Cosa rappresenta Stefano Tachè ancora oggi"

03 febbraio 2015 ore 14:01, Marta Moriconi
gianluca pontecorvoGianluca Pontecorvo, esponente della Comunità ebraica di Roma e co-fondatore del progetto Dreyfus, commenta il discorso di insediamento del nuovo presidente della Repubblica Sergio Mattarella. E risuona su tutto un Grazie Presidente. Mattarella ha ricordato Stefano, il bambino ebreo ucciso a Roma nella strage in Sinagoga del 1982. Fu la prime aggressione antisemita in Italia dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Che significato ha per voi? E cosa rappresenta questo richiamo nel primo discorso del Capo dello Stato? "Un discorso che sinceramente mi ha colpito positivamente e che segue il primo gesto di Mattarella come nostro nuovo Capo di Stato di andare a visitare le Fosse Ardeatine, simbolo italiano della lotta al nazi-fascismo. Un gesto forte e coraggioso ma assolutamente non scontato. Stefano Gay Tachè rappresenta un grande dolore, ancora oggi, per la Comunità Ebraica Italiana. Simbolo di un aggressione antiebraica in suolo italiano che mai è stata colmata e mai sarà possibile colmare. La triste morte di Stefano ha rappresentato e rappresenta tutt'oggi una pagina vergognosa per il nostro paese. Un pò come la vicenda di Ilan Halimi in Francia, ucciso perchè ebreo. Mi sento di ringraziare il Presidente Mattarella da cittadino italiano e come persona di religione ebraica". Ha anche ricordato i valori della resistenza. Altro passaggio importante per voi? "Assolutamente si, la resistenza è - o dovrebbe essere - per ogni cittadino italiano un valore fondamentale. Oggi è un valore che troppi hanno perso. I nostri nonni ci hanno costruito sopra un bellissimo paese e noi dobbiamo continuare a portale avanti tale valore. Noi abbiamo l'obbligo morale di continuare a resistere. Come Progetto Dreyfus eravamo anche noi alla marcia del 25 Aprile al fianco della Brigata Ebraica che fu uno dei grandi protagonisti della liberazione dell'Italia dai nazisti. Ai giorni d'oggi ci troviamo a dover resistere in modo differente rispetto al passato, resistiamo contro ogni forma di dittatura, di violazione dei diritti ma soprattutto contro ogni forma di negazionismo, revisionismo o altra forma di riproposizione degli ideali nazifascisti". Gradito anche il passaggio sui Marò per il cui rientro anche voi lottate. Come continua il vostro contributo? "Il nostro impegno, preso con coraggio in un momento particolare della vicenda Marò, continua ogni giorno riportando alla luce lo stato della mattarella e renziquestione e ricordandoci, prima di tutto a noi stessi, che, cosi come richiesto per la liberazione di Gilad Shalit (soldato israeliano illegalmente rapito dai terroristi di Hamas), anche i Marò meritano una giustizia che fino ad oggi gli è stata negata". Ha ricordato come “considerare la sfida terribile del terrorismo fondamentalista nell’ottica dello scontro tra religioni o tra civiltà sarebbe un grave errore. La minaccia è molto più profonda e più vasta. L’attacco è ai fondamenti di libertà, di democrazia, di tolleranza e di convivenza”. Condivide? "Condividiamo pienamente. Criminalizzare tutto l'Islam, se a questo si fa riferimento, sarebbe sbagliato ed eticamente scorretto. Oggi la nostra lotta deve essere in risposta al tentativo di quei pazzi criminali che sfruttano i versi del Corano in modo sbagliato, travisandone il significato. Ci raccontano gli Imam che l'Islam è una religione di pace, bene. Dobbiamo investire quindi su di loro e utilizzare ogni strumento in nostro possesso per tutelare i nostri ed i loro diritti".
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