-2 al maxiprocesso per “Mafia Capitale”, desecretata la relazione della Commissione

03 novembre 2015, Luca Lippi
-2 al maxiprocesso per “Mafia Capitale”, desecretata la relazione della Commissione
La relazione della Commissione non è altro che la relazione di apertura del processo, una sintesi del fascicolo delle indagini nel quale si trovano intercettazioni, indagini, filoni di inchiesta, nomi, coinvolgimenti … tutto quello che sarà minuziosamente esaminato nell’intero processo attraverso interrogatori, confronti (quando richiesto), contro indagini ordinate dalle parti e raccolta di eventuali nuovi elementi utili per lo svolgimento dell’intero processo. Il fascicolo vero e proprio è composto di circa 35mila pagine, la relazione della Commissione di accesso cerca di riassumerlo in 800 pagine, e nei fatti è stato già depositato a giugno scorso, quello di cui tanto si parla (la desecretazione) non è altro che la consegna della relazione nelle mani del Pubblico Ministero.

Qualcuno ha lamentato l’assenza  della lista dei nomi degli indagati, ma nella realtà i nomi risultano già nella relazione della commissione e quindi è ininfluente che la “lista dei 101” sia resa pubblica o meno. Purtroppo sono questioni di lana caprina, si potrà sospettare di tante cose ma di sicuro non si può sospettare della trasparenza procedurale (sarebbe troppo facile da aggredire dai media scandalistici e sarebbe anche un insulto alla Magistratura). In concreto la questione sollevata sull’assenza della “lista dei 101” è solamente la volontà di qualcuno per sollevare un caso di “complotto” (che inevitabilmente attrae i morbosi divoratori di certa informazione).

Cosa accade ora? Che Giuseppe Pignatone (Procuratore della Repubblica) aprirà il processo contestando gli addebiti a quelli che, secondo le indagini, sono rei di aver commesso una serie di reati che dovranno essere dimostrati non solamente nel fatto ma anche nelle circostanze e nei modi di perpetrazione. Tutta la prima parte del processo sarà dedicata al tentativo (da parte degli avvocati della difesa) di smontare l'accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso, reato assai più pesante della corruzione. E’ un tentativo che alcuni difensori hanno già mosso davanti alla Corte di Cassazione, sperando che fosse il Palazzaccio a respingere l'innovativa configurazione del reato ipotizzata dal procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone, dall'aggiunto Michele Prestipino e dai pm Paolo Ielo, Giuseppe Cascini e Luca Tescaroli. 
L'associazione di Carminati, per l'accusa, pur utilizzando spesso lo strumento della corruzione e della turbativa d'asta, avrebbe mantenuto il potere intimidatorio tipico delle organizzazioni mafiose ”tradizionali”. Da sottolineare, per dovere di cronaca, che la difesa di Massimo Carminati già da agosto ha preteso che il processo si svolga a porte aperte.

A fare ricorso erano stati tre dei quattro “eccellenti” dell'inchiesta (Buzzi, Odevaine e Panzironi), insieme con gli altri 16 indagati che si erano opposti alle misure cautelari e alle accuse a loro carico. La difesa di Carminati, invece, aveva preferito non fare ricorso e attendere il verdetto del “Palazzaccio” sugli altri coindagati, evitando così che si formasse un giudicato cautelare a suo carico. Gli ermellini finora hanno respinto le obiezioni confermando l'impianto della Procura. Ma il Tribunale riavvierà la discussione da zero.

In Aula peseranno anche le scelte processuali e la divisione, che rischia di farsi sempre più netta, tra chi ha deciso di parlare e di provare ad avviare una collaborazione con gli inquirenti e chi continua semplicemente a difendersi. Negli ultimi mesi a rivolgersi ai pm per chiedere spontanee dichiarazioni sono stati Franco Panzironi, Luca Odevaine e, in ultimo, Salvatore Buzzi che, dopo un lungo silenzio ha scelto di seguire le indicazioni del legale Alessandro Diddi e firmare tre lunghi verbali. Dichiarazioni che, compatibilmente con le caratteristiche del “personaggio”, hanno convinto solo in parte i magistrati e che potrebbero segnare una netta divisione con chi finora non ha mai fatto dichiarazioni, come il boss Massimo Carminati.

In ultimo ci sarà la sagra delle costituzioni di parte civile. Nell'elenco delle parti lese, che hanno diritto a costituirsi in giudizio, il gip Costantini ha inserito il Ministero dell'Interno, la Regione Lazio, il Comune di Roma Capitale, Ama e la Prefettura di Roma, oltre al comune di Castelnuovo di Porto che con questa mossa ha evitato di essere sciolto per mafia. Il 5 novembre, comincia la sfilata processuale di Mafia capitale.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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