Al Moro, la storica Trattoria amata da Fellini e dai politici blasonati

30 marzo 2013 ore 11:20, Sergio Corbello
Al Moro, la storica Trattoria amata da Fellini e dai politici blasonati
I molti affezionati clienti di questo storico ristorante romano - che l’anno prossimo festeggerà trionfalmente gli ottantacinque anni di attività - conoscono assai bene la gestualità, concentrata e in qualche modo solenne, con la quale Franco e suo figlio Andrea scandiscono il termine formale del loro instancabile andirivieni tra i tavoli.
Dopo aver accolto gli ospiti, ascoltato e stimolato i desideri degli avventori - spesso veri e propri amici - e aver sovrinteso, con attenzione scrupolosa ed onnipresente, al lavoro discreto dell’affiatata e capace squadra di camerieri, i due, verso le 15 e le 23 di ogni giorno feriale, si levano il grembiale, lo piegano accuratamente con il rispetto, misto ad affetto, che la tradizione dell’esercito americano dedica al riporre la bandiera, indossano la giacca, si accomodano ad un tavolo e da quel momento diventano essi pure raffinati ed eleganti ospiti del loro ristorante. Il Moro, mitico fondatore del locale, padre e nonno degli attuali titolari, li osserva dalla grande fotografia che domina la prima sala, ritratto nelle indimenticabili vesti di Trimalcione, alla cui interpretazione, con scelta felicissima, lo volle chiamare l’abituale cliente Federico Fellini, allorquando, alla fine degli anni ’60, realizzò la versione cinematografica del Satiricon petroniano. Questo locale rappresenta una delle tante contraddizioni di Roma: è situato a due passi da Fontana di Trevi, concentrato e trionfo dell’idea barocca, nella zona della città, quindi, dove è maggiore e costante la densità turistica, connotata da un’offerta di servizi e di prodotti, da parte degli esercizi pubblici, per lo più di modesto profilo, adeguata alle esigenze di orde di visitatori. Eppure il Moro si connota come un’isola di eccellenza e di indiscussa raffinatezza. La trattoria, dalla struttura un po’ démodé, ma accoglientissima, suddivisa in piccole sale, con i tavoli stretti gli uni agli altri, è certamente un esempio paradigmatico di quanto la nostra rubrica va ricercando, quanto a contenuti gastronomici. E' la realizzazione forse più rigorosa della “filosofia” che la informa. Le materie prime utilizzate sono sempre al vertice della qualità e vengono trattate con il rispetto e la cura sapiente di una bravissima massaia dell’Italia degli anni ’20, maniacalmente attenta anche alla leggerezza e alla digeribilità dei propri manicaretti. La cucina, quindi, è rigorosamente tradizionale, con un’offerta assai ampia di pesce, ovviamente di mare, a dir poco, guizzante, di carni selezionatissime, con costante presenza anche di quelle tipiche della cucina romana – il quinto quarto -, di primi piatti (comprensivi delle ormai neglette minestre), serviti in quantità non omeopatica, di verdure appena recuperate dall’orto, di dolci confezionati a regola d’arte. Da Franco e Andrea vi sono piatti dal sapore indimenticabile, legati al succedersi delle stagioni: i gamberi al pomodoro (crudo, gustosissimo e perfettamente spellato), il vitello tonnato, i fritti vegetali, le alicette alla piastra, fritte o alla pizzaiola, gli spaghetti “alla Moro” - una carbonara di delicatezza unica, davvero da non perdere -, i bolliti vari, giganteschi branzini e orate confezionati in tutte le più semplici maniere - ma l’orata al forno con patate è “da urlo”- , il baccalà “alla Moro” (fritto con cipolle e pomodoro), le spettacolari triglie al cartoccio, la coda alla vaccinara, un’insalata di misticanza capace di sbalordire Limneo per la diversità delle erbe impiegate, i carciofi alla romana e alla giudìa, la vignarola (stufato di favette, piselli e profumi diversi), i porcini e gli ovuli, le crostate (in primis quella con le visciole), lo zabaione, con e senza cioccolato, i babà, sono talune delle proposte capaci di incantare e di commuovere i palati più esigenti. L’offerta della cantina è amplissima, ma le etichette sono sempre selezionate con ogni cura. Il ricarico è corretto. Il locale consente, comunque, di bere ottimi vini alla mescita, tanto rossi che bianchi, prodotti in famiglia. Diciamo la verità: per il Moro, il perdurare della qualificazione di “trattoria” è per molti versi un vezzo: il locale – per il quale la prenotazione è indispensabile - si colloca in una fascia tendenzialmente alta di prezzo e, in effetti, è frequentato da imprenditori, professionisti di successo, manager, gente dello spettacolo, politici di primo livello. Non per questo va tuttavia negletto dai lettori che abitualmente si rivolgono a ristoranti di livello più economico - dei quali si è già scritto non si mancherà comunque ancora di dire in occasione di prossimi appuntamenti- : il consiglio è di rinunciare ad iterare qualcuna delle consuete frequentazioni di minor profilo e concedersi, quindi, una “botta di vita”. Nella scelta della ristorazione, come in tanti altri momenti dell’esistenza, il perseguire la qualità a detrimento della quantità saprà dare soddisfazioni non secondarie. Trattoria Al Moro. Roma - Vicolo delle Bollette, 13. Telefono: 06/6783495 – 06/69940736. Chiuso la domenica, aperto negli altri giorni della settimana, anche se festivi.
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