Scuola, via Festa papà e mamma. Pedagoga Lozupone: "Solo mente di un adulto ha quest'interesse"

31 marzo 2015, Marco Guerra
Scuola, via Festa papà e mamma. Pedagoga Lozupone: 'Solo mente di un adulto ha quest'interesse'
“Temo che l’abolizione della festa della mamma e del papà sia un cavallo di Troia per introdurre le teorie di genere”. Così Elvira Lozupone, pedagoga del Comitato articolo 26, commenta con Intelligonews la decisione della scuola dell'infanzia “Contardo Ferrini”, nel quartiere Trieste di Roma, di abolire le due festività dedicate ai genitori per non urtare le famiglie allargate e i bimbi rimasti orfani di un genitore. L’esponente dell’associazione, nata per difendere le prerogative delle famiglie in ambito educativo, esorta quindi a non abbassare la guardia davanti ai tentativi di introdurre orientamenti che minano l’identità e le sicurezze dei più piccoli. 

Dottoressa Lozupone che idea si è fatta del caso della scuola di Roma che ha abolito la festa del papà e della mamma? 

«Il caso di Roma pone un problema sia riguardo al metodo che al merito di quella che possiamo definire la strategia che mira ad introdurre l’ideologia del gender nelle scuole. Infatti, il punto di più sconcertante della vicenda è che i genitori non erano stati informati della decisione di abolire le festa della mamma e del papà; poi c’è il discorso legato al dato della realtà biologico-scientifica della maternità e della paternità di ogni essere umano che è innegabile e che non può essere cancellato in nome di una presunta accoglienza». 

Pare che gli insegnanti abbiano deciso di abolire queste festività per non mettere in imbarazzo i figli di coppie omogenitoriali e gli orfani. Qual è la sua valutazione? 

«Anche se, come dimostra il libro di Adinolfi ‘ Voglio la mamma’, i figli di coppie genitoriali sono molti di meno di quello che affermano le associazioni Lgtb, di certo l’eventuale presenza di questi bambini pone alla scuola degli interrogativi che vanno affrontati, ma non è questo il modo di farlo. La scuola deve essere accogliente e inclusiva con tutti, ma questo non avviene passando per dei sotterfugi, dei dico e non dico. E’ preoccupante che nel posto dove i bambini vengono custoditi ci siano dinamiche di questo tipo che avvengono tenendo all’oscuro i genitori. Si tratta di una strategia tipicamente da adulti; mi chiedo infatti se stanno perseguendo realmente gli interessi dei bambini o sono piuttosto l’interessare di alcune categorie di adulti. E poi ci sono sempre stati dei casi di bambini orfani o adottati che hanno posto delle domande…».

Quindi il problema non si pone? 

«Non dico questo, la scuola deve saper affrontare tutti i casi ma non può esaurire ogni funzione. Alcune riposte è giusto che vengano date anche dalle famiglie. Ma crede che un bambino adottato di un’etnia diversa dai genitori a un certo punto della sua vita non chieda al padre alla madre da dove viene e magari anche quali siano i sui genitori biologici? Le famiglie hanno sempre gestito queste situazioni, eppure nessuno si è mai sognato di chiedere l’abolizione della festa della mamma e del papà. D’accordo, la scuola ha un ruolo anche educativo ma il suo mandato principale resta l’istruzione. Il percorso scolastico non può gestire tutti gli ambiti della formazione di un’identità, sarebbe un’operazione impropria, da regime totalitario. Per questo il discorso delle feste mi sembra tanto un cavallo di Troia per introdurre altri concetti molto più pericolosi»

A settembre il Comune di Roma ha dato in gestione alcuni corsi di formazione delle insegnati ad associazioni Lgbt che parlano esplicitamente di promuovere un’identità fluida. Può dirci quali sono gli effetti di queste teorie su un bambino?

«Certamente il bambino ha bisogno di sicurezze e guarda al mondo degli adulti esattamente come gli viene presentato dagli adulti stessi, basta questo per capire la portata di quello che stanno facendo. Uno dei padri della psiconalisi, Donald Winnicott, diceva che i genitori hanno il ruolo di presentare il mondo al bambino, quindi tutto quello che dicono i genitori, e gli adulti più in generale, sulla realtà per i bambini è la verità assoluta. Questo non significa che un genitore non possa sbagliare, ma lo fa in buona fede. In questo caso, invece, si vogliono deliberatamente inculcare delle ideologie che non corrispondono alla realtà scientifica, ma il bambino non possiede gli strumenti critici e cognitivi per analizzare queste informazioni. Il bambino si fida dell’adulto e ha bisogno di un mediatore, per questo sono pericolosissime queste manipolazioni arbitrarie della sua identità sessuale».

“Manipolazioni” come le definisce lei, che non hanno basi scientifiche?

«Gran parte della comunità scientifica afferma di no, ma c’è una discussione in corso. Ad ogni modo, è ancora presto per vedere quali danni può provocare questa manipolazione delle identità sessuali quando il soggetto diventerà adulto. C’è comunque il caso del padre della teoria del genere John Money - che affermava che è possibile operare sull’ambiente per modificare la propria identità - e del bambino che da David Reimer diventò Breda Reimer. Una storia drammatica che inizia con l’evirazione di questo bambino per un errore a seguito di un’operazione. Allora il dottor Money consigliò ai genitori di far vivere questo bambino come una femmina e il suo nome fu cambiato da David a Breda. In età adulta, questa persona cercò di tornare uomo ma finì per suicidarsi. Ad ogni modo, io credo che non bisogna aspettare vent’anni per vedere che risultati avranno questi orientamenti ideologici e sicuramente far togliere la festa della mamma e del papà non aiuta i bambini a comprendere meglio il mondo contemporaneo»

Resta il fatto che i bambini hanno una loro identità che non può essere mutata dalle condizioni dell’ambiente culturale…

«Ma certo, il documentario il ‘Paradosso norvegese’ mostra che uomini e donne nonostante tutto, ragionano in un modo pregiudiziale molto naturale. Il cortometraggio mostra come in uno dei Paesi più liberi e laici del mondo, la Norvegia, uomini e donne senza costrizioni effettuano scelte professionali completamente diverse, malgrado tutte le leggi in vigore che favoriscono la parità di genere nelle aziende. Perché in una società davvero benestante e libera come quella norvegese, alla fine si è osservato che le donne sono più inclini a fare lavori come l’insegnate e l’infermiera in cui si è più esposti al contatto umano. Paradossalmente, il tasso di donne ingegnere o matematico è più alto in alcuni Paesi del terzo mondo dove la scelta della professione è dettata da valutazioni meramente economiche per uscire dalla povertà»

Quindi è più serena una persona che cresce sapendo chi è?

«Sicuramente una persona senza radici e senza identità e più fragile. Invece adesso ci sono pratiche come la centrifugazione degli spermatozoi che mirano proprio a questo, ovvero a non dare l’opportunità a figli concepiti ‘in provetta’ di sapere qual è padre biologico che li ha generati. Tecniche che mirano appositamente alla multi-genitorialità».

E l’obiettivo di "Articolo 26" è monitorare cosa sta avvenendo nelle scuole? 

«Sicuramente la partecipazione delle famiglie deve essere rilanciata in tutti i modi, troppo spesso abbiamo attuato una delega nei confronti della scuola. Ribadisco: tutti i bambini vanno accolti e inclusi, non si tratta infatti di una battaglia da combattere sulla pelle dei minori, ma con grande serenità bisogna conoscere se sono in corso operazioni ‘improprie’ all’interno degli istituti che frequentano i nostri figli».
autore / Marco Guerra
Marco Guerra
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