Il Tar del Lazio "licenzia" gli obiettori di coscienza: nei consultori scelgono le donne

05 agosto 2016 ore 9:20, Micaela Del Monte
Il Tar del Lazio, dopo due anni di battaglie, nel merito, ha respinto, ritenendoli "infondati", i ricorsi del Movimento per la vita e delle associazioni dei medici cattolici contro la delibera con cui la Regione Lazio imponeva ai consultori familiari pubblici di rispettare i loro doveri. E quindi di prescrivere pillole del giorno dopo o anticoncezionali e garantire i certificati alle donne che ne avevano bisogno per chiedere un'interruzione volontaria di gravidanza in ospedale.

Attività su cui, sosteneva la Regione, non si poteva opporre l'obiezione di coscienza, come invece accade ancora in molti servizi per le donne di tutta Italia. I movimenti per la vita, nel ricorso, insistevano sul fatto che il ruolo dei consultori non fosse "preparare l'interruzione di gravidanza ma fare il possibile per evitarla", sostenevano che la delibera regionale violasse «il diritto fondamentale all'obiezione di coscienza», e le convenzioni europee.
Il Tar del Lazio 'licenzia' gli obiettori di coscienza: nei consultori scelgono le donne
Ma secondo i giudici del tribunale amministrativo regionale per il Lazio, così non è. Anzi. Il primo argomento sarebbe "del tutto estraneo" alla missione di questi servizi, mentre l'obiezione, spiegano, secondo la legge 194, non può esonerare "dall'assistenza antecedente e conseguente l'intervento", per questo, scrivono, "è da escludere che l'attività di mero accertamento dello stato di gravidanza richiesta al medico di un consultorio si presenti come atta a turbare la coscienza dell'obiettore, trattandosi, per quanto sopra chiarito, di attività meramente preliminari non legate al processo d'interruzione".

Per gli anticoncezionali lo stesso: riguardano il diritto della donna ad "autodeterminarsi", e non possono essere considerati aborto, nemmeno nel caso delle pillole post-coito. Quindi: ha ragione la giunta del Lazio. Che ha escluso l'obiezione di coscienza dai consultori pubblici. "Chiediamo ora che tutti i presidenti di Regione seguano l’esempio del Presidente Zingaretti, affinché la legge sull’aborto sia applicata correttamente, a tutela della salute, dei diritti delle donne e dello Stato di diritto", chiede ora l'associazione Luca Coscioni.

Soddisfazione è stata espressa da molte associazioni per i diritti delle donne ma anche dal presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti che ha dichiarato “Siamo soddisfatti per la sentenza del Tar del Lazio che chiarisce il territorio dell’obiezione di coscienza e della sua applicazione nel rispetto della legge. È la certificazione che la Regione Lazio ha avuto ragione e sta andando nella direzione giusta”. Dal movimento per la vita però annunciano ricorso al Consiglio di Stato. “Il Movimento per la vita italiano, perplesso rispetto alle valutazioni scientifiche dei giudici amministrativi e alla loro considerazione del diritto all’obiezione di coscienza, continuerà la sua battaglia presso il Consiglio di Stato a difesa del diritto delle donne alla corretta informazione, della dignità della professione medica e, soprattutto, della vita dell’embrione umano, considerato dall’industria del farmaco un oggetto prima che esso possa annidarsi nell’utero materno” ha dichiarato infatti Gian Luigi Gigli, presidente del Mpv.

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