Il Tar boccia gli obiettori di coscienza nei consultori: "Infondati" i ricorsi dei cattolici

05 agosto 2016 ore 10:59, Americo Mascarucci
Non c’è nessun motivo per cui i medici debbano avanzare la loro obiezione di coscienza nei consultori familiari pubblici. 
È quanto ha stabilito una sentenza del Tar del Lazio rigettando il ricorso presentato della Federazione Movimento per la Vita contro la delibera con cui la Regione Lazio imponeva ai consultori familiari pubblici di eliminare ogni obiezione di coscienza per prescrivere pillole del giorno dopo o anticoncezionali alle donne che ne fanno richiesta e garantire i certificati alle donne che ne avevano bisogno per chiedere un’interruzione volontaria di gravidanza in ospedale. 
I Movimenti per la Vita, nel ricorso, insistevano sul fatto che il ruolo dei consultori non fosse "preparare l'interruzione di gravidanza ma fare il possibile per evitarla".
La delibera regionale secondo i proponenti dunque violava  "il diritto fondamentale all'obiezione di coscienza e le convenzioni europee".

Il Tar boccia gli obiettori di coscienza nei consultori: 'Infondati' i ricorsi dei cattolici
Tesi respinta però dai giudici del tribunale amministrativo regionale per il Lazio.
"L'obiezione - spiegano i giudici - secondo la legge 194, non può esonerare dall'assistenza antecedente e conseguente l'intervento, per questo è da escludere che l'attività di mero accertamento dello stato di gravidanza richiesta al medico di un consultorio si presenti come atta a turbare la coscienza dell'obiettore, trattandosi, per quanto sopra chiarito, di attività meramente preliminari non legate al processo d'interruzione". 
Anche nel caso delle pillole concezionali il Tar ha ribadito che non possono essere considerati aborto, nemmeno quelle del giorno dopo, quindi non sussiste alcun diritto di obiezione di coscienza. 
"Siamo soddisfatti per la sentenza del Tar del Lazio che chiarisce il territorio dell’obiezione di coscienza e della sua applicazione nel rispetto della legge - ha esultato il Governatore del Lazio Nicola Zingaretti - È la certificazione che la Regione Lazio ha avuto ragione e sta andando nella direzione giusta”.

Protesta invece il Movimento per la Vita che si dice "perplesso rispetto alle valutazioni scientifiche dei giudici amministrativi e alla loro considerazione del diritto all'obiezione di coscienza" e annuncia: "Il Movimento continuerà la sua battaglia presso il Consiglio di Stato a difesa del diritto delle donne alla corretta informazione, della dignità della professione medica e, soprattutto, della vita dell'embrione umano, considerato dall'industria del farmaco un oggetto prima che esso possa annidarsi nell'utero materno". 

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