Lazio-Roma, Lulic come Negro ma l'autogol è razzista: la toppa peggio del buco

05 dicembre 2016 ore 12:14, Micaela Del Monte
Da "il derby è una guerra etnica" a "Ruediger fino a due anni fa a Stoccarda vendeva calzini o cinture" il passo è forse troppo breve, ma è un passo che non dovrebbe esserci. La Lazio aveva forse impostato troppo sui nervi questa stracittadina, e i nervi sono saltati sia dentro che fuori il campo. Ad innescare la reazione a catena si può dire esser stato il tecnico biancoceleste Simone Inzaghi che in conferenza stampa prima del Derby aveva ammezzo di aspettare questo incontro da 8 mesi cancellando di fatto l'importanza di tutte le altre 14 partite giocate questa stagione e caricando ulteriormente di importanza quella che, di base, è una partita come le altre.

Così tutta la partita di ieri si è giocata con grande nervosismo soprattutto dopo il rigore non concesso ai giallorossi (il fallo di Lulic su Bruno Peres era sulla linea e quindi punibile con il penalty) e dopo la rissa scoppiata in seguito al battibecco Cataldi-Strootman (con l'espulsione del laziale e l'ammonizione dell'olandese). Tutto è proseguito poi fuori nel post partita con gli umori ulteriormente infiammati dal risultato dalla partita. Il 2-0 a favore della Roma infatti non è di certo andato giù ai laziali, soprattutto per come è maturato, visto che entrambe le reti sono scaturite da errori biancocelesti: da una parte c'è stato il "suicidio" di Wallace e il tocco sotto di Strootman, poi quello di Marchetti e il tiro da fuori di Nainggolan che si insacca oltre le sue spalle. 

Ma il terzo gol romanista è arrivato oltre il 90' ed è stato segnato da Senad Lulic, lo stesso che 3 anni fa ha portato la Lazio alla vittoria in Coppa Italia proprio contro i "cugini". Un autogol quello di Lulic, che lo ha reso agli occhi dei romanisti molto simile a quel Paulo Negro che aveva fatto gioire e godere i giallorossi diversi anni fa. Lulic è scivolato, crollando miseramente dalle stelle della vittoria in Coppa Italia alla melma della maleducazione, dell'insolenza, dell'incapacità di perdere e soprattutto del razzismo. Alle provocazioni di Antonio Ruediger nei giorni precedenti alla partita Lulic ha risposto così: "Parlava troppo già prima della partita, fino a qualche tempo fa vendeva i calzini e le cinture a Stoccarda ora fa il fenomeno"

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Una frase, una considerazione, un insulto, ignobile. Il peggio però doveva ancora arrivare perché il giocatore scende nella mixed zone dello stadio Olimpico e lì viene esposto al fuoco incrociato delle domande dei giornalisti presenti. Il giocatore non si sottrae e continua ad insistere. Non torna indietro e forse peggiora rispondendo: "Non mi devo scusare perché anche i bianchi vendono i calzini". Insomma, a volte la toppa è peggio del buco. Le domande continuano, Lulic anche, rendendosi solo in parte conto di quello che stava dicendo. Alla radio ufficiale lo spronano e così arriva un parziale dietrofront: "A caldo si dicono cose che non andrebbero dette"

Certo è che la Lazio non è sembrata pronta nel tamponare le parole del suo giocatore, ma la cosa grave è che il club doveva ben sapere che queste dichiarazioni saranno prese dalla Procura Federale che aprirà un procedimento. Il giocatore rischia una squalifica pesante in base a quanto riporta l’articolo 14, che parla addirittura di 10 giornate. Certo andrà dimostrato che con quella frase non voleva fare un riferimento al colore della pelle. Più probabile che venga deferito in base all’articolo 1 del codice di giustizia sportiva. Certo è che sentir dire queste cose da un bosniaco come Senad, fa il suo effetto. Il giocatore della Lazio sa infatti benissimo cosa siano la discriminazione e le guerre etniche. Lui che dalla Bosnia, e dalla guerra, è scappato in Svizzera.

Antonio Ruediger dal canto suo è rimasto in silenzio, non ha ceduto alle provocazioni neanche sui social. Al contrario i suoi compagni di squadra subito dopo aver ascoltato le parole del laziale hanno riversato su Twitter e Instagram i propri pensieri in favore del difensore tedesco. 
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