Quando l'emergenza è del pronto soccorso. Riflessioni contro il sovraffollamento

05 febbraio 2014 ore 17:23, intelligo
Quando l'emergenza è del pronto soccorso. Riflessioni contro il sovraffollamento
In questi giorni l’Amministrazione dell’Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini ha formalizzato la propria proposta contenente un piano di provvedimenti urgenti per contenere il sovraffollamento al Pronto Soccorso.
La nota che ci riflette su è del segretario Territoriale Rm1, Giovanni Ronchi ed è allarmante. Si parla di "problematica cronica" che colpisce anche gli altri pronto soccorso della Capitale e del Lazio. Quanto al Lazio, si sa che "ha aumentato il suo deficit, ma realisticamente è la regione che rischia per prima il proprio fallimento". Prosegue Ronchi: "Le aziende sanitarie, che si sono dovute adattare alle conseguenze prodotte dall’applicazione dei tagli lineari imposti dalla spending rewiew e da un Patto di Stabilità che non ha prodotto forme d’investimento per le Regioni a rischio default, non hanno potuto gestire nella migliore maniera i servizi dedicati all’emergenza". E poi elenca le situaizoni drammatiche nei pronto soccorso, "con cittadini che sostano ore per interventi in codici di gravità minore, a volte abbandonati sulle barelle delle ambulanze del 118, che potrebbero trovare migliore accoglienza e prestazioni sanitarie adeguate in strutture dedicate sul territorio, vedi Servizi di Prossimità, Case della Salute, Punti di primo intervento". Ma la questione riguarda la sanità a 360°: "Non parliamo poi dell’organizzazione dei medici di famiglia per interventi in h 24 o dell’infermiere di famiglia, figura di cui si sono perse le tracce. Oppure dell’incremento dei CAD, con contestuale aumento di personale dedicato da trovare nelle aziende sanitarie e/o ospedaliere, vedi dipendenti che hanno particolari prescrizioni fisiche, con limitazione nei turni o altro". La conclusione? Posti letto pochi e occupati ovunque. Ma è tornando all’Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini, che Ronchi parla del piano aziendale previsto come parziale soluzione in merito al sovraffollamento del P.S. Per lui "emerge esplicitamente la grande professionalità dei nostri operatori e il ruolo chiave che ricoprono nella gestione delle emergenze (secondi per il numero di accesso al P.S. oltre 90000 annui),  o degli operatori che devono far fronte ai letti messi nei corridoi dei reparti, ma al tempo stesso con l’impossibilità di esaurire le richieste di assistenza che pervengono dall’utenza", ma... ecco le osservazioni :
  • L'apertura di un reparto a gestione esclusivamente infermieristica era già avvenuto, ma per motivi imprecisati (anche se procedeva egregiamente) fu chiuso. Quindi ci chiediamo: questa volta quanto durerà?
  • L'apertura del reparto di medicina del pronto soccorso comporterà la riduzione dei letti di chirurgia (in osservanza delle linee guida Regionali) e questo provocherà delle criticità sulla gestione delle liste di attesa dei pazienti?
  • Il personale che dovrà afferire ai due reparti sarà individuato su base volontaria? Con criteri democratici e trasparenti o come il solito secondo la tessera sindacale che ha in tasca?
  • L'autorizzazione Regionale all’assunzione a tempo determinato di personale e reale? E quali sono i tempi per attivare e terminare le procedure necessarie, tenendo conto che il problema e attuale e immediato?
  • Le prestazioni aggiuntive (se autorizzate) con quali fondi saranno contabilizzate? (certamente non con i fondi del disagio ci auguriamo…)
  • I lavori di ristrutturazione quando inizieranno e quale sarà la loro durata?
  Chissà se verrà percepita come urgenza.
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