Roma, buca a via Edoardo Jenner: c'è un coglione al minuto

05 novembre 2015 ore 10:43, Fabio Torriero
Roma, buca a via Edoardo Jenner: c'è un coglione al minuto
Un coglione al minuto. Sessanta coglioni all’ora. E se moltiplichiamo per 24 ore, fate voi il conto. Potremo cavarcela con la battuta-motto che “una mela al giorno toglie il coglione di torno”. E invece no, è la triste, purtroppo emblematica, storia di ordinaria inciviltà alla quale siamo abituati. E il guaio è che i cittadini, in questo caso i romani, non se la prendono con i loro colleghi incivili; e se lo fanno, se la prendono poco. Sono rassegnati. Io l’ho sempre detto che tale atteggiamento è il migliore (peggiore) alleato del nulla, del malcostume, del relativismo (non c’è differenza tra bene e male, tra giusto e sbagliato), e del nichilismo dei giovani. Non c’entra nulla con la polis, la res publica, l’educazione civica, il senso del pubblico. 

La storia in questione, nasce non dalla mia nostalgia per un mondo diverso, ottocentesco, quello raccontato dalle nostre nonne, o dal livore di un uomo attempato che odia il nuovo, ma per la mia indomita e indomabile “sindrome da sceriffo”, che mi spinge sempre ad indignarmi quando vedo l’ormai montante assalto barbarico alla diligenza (però col telefonino), che a Roma (primato dell’illegalità) è quotidianità. E che mi porterà, prima o poi, a battermi (rimettendoci le penne) col classico coatto di periferia, o borghese nei vestiti, in realtà vichingo post-moderno, che non accettano di essere ripresi, rimproverati. Forse perché nessun padre l’ha fatto con loro in passato.

Ma poi, il tema non è lo scontro tra loro e me, quanto il rapporto che la maggioranza dei romani ha con le regole, col rispetto degli altri.

Roma, buca a via Edoardo Jenner: c'è un coglione al minuto
Torniamo alla cronaca. Da circa una settimana Via Jenner a Roma ha una buca di circa 30 metri di profondità (è inquietante dove camminiamo ogni giorno, dove passano centinaia di migliaia di macchine, dove passa la pesantissima linea 44). Meno male che quando la strada si è incurvata (di notte) non c’era nessuno. Altrimenti avremmo avuto altro da raccontare. Tralascio qualsiasi commento sul modo demenziale di costruzione degli anni Sessanta-Settanta (case, senza piano regolatore, frutto solo della speculazione edilizia, figlie dell’incultura dei geometri, portaborse di ingegneri superficiali; figlie di amministratori corrotti e compiacenti e di abitanti insensibili all’ecosistema; case edificate su terra da riporto) e tralascio altri commenti sulla gestione successiva delle strade, dei tombini e del sistema fognario. Ci sarebbe da mettere in galera tutte le amministrazioni capitoline: dai comunisti, ai post-comunisti (Veltroni e Rutelli), ad Alemanno, fino al marziano Marino. 

Anas, Acea e altre istituzioni comunali sono intervenute subito per rimediare. E tralascio anche qui, il metodo. Vedremo. Ma il sospetto che la perdita d’acqua all’origine della buca sia molto più vasta, ha senz’altro creato un effetto-domino intorno, che obbligatoriamente si ripresenterà, fra un po’ di tempo, a qualche decina di metri. Inutile quindi, il solito rimedio “gomma americana”. Cioè: “Metto la toppa (altra terra da riporto e asfalto), e poi vedremo”. Monteverde, come molti altri quartieri di Roma, è vuoto. Per me, via Jenner andava rifatta totalmente, dall’inizio alla fine. 

E’ il tema del business dei sub-appalti? Spero di no.
Al di là della terapia, l’indignazione è data dal comportamento dei miei concittadini. Nonostante i cartelli di blocco della strada “chiusa a 200 metri”, da giorni assistiamo increduli ad una sorta di “via Crucis dei coglioni”, che meriterebbero un tapiro d’oro, la mela di Eva di cui sopra, alla loro imbecillità. Passano il cartello, se ne fregano dell’indicazione, oltrepassano le transenne e si fermano soltanto davanti alla buca.

Roma, buca a via Edoardo Jenner: c'è un coglione al minuto
Qualcuno ha fatto peggio: è il pony express di una pizzeria, noto per avere con le regole un rapporto, diciamo, conflittuale: ha sollevato lo sbarramento, costeggiando di pochi centimetri la buca, inveendo contro  il mondo, che in questo caso, si chiamano norme di sicurezza.
Più o meno lo stesso atteggiamento di molti motorini: tutti sui marciapiedi. Una sbirciata alla buca e poi via, investendo i passanti, i pedoni. Il tempo da risparmiare per non fare il giro, è il vero tiranno. Cui dare la vita.
E i coglioni in macchina? Davanti alla buca improvvisano manovre a 360 gradi, retromarce isteriche (dovrebbero prendersela con loro stessi), ingolfando la via come una succursale di Napoli.

Al ritmo di uno al minuto, è il caos. E non ci sono i vigili.

Tra i residenti, infastiditi solo perché non trovano parcheggio, e l’ilarità filosofica del farmacista, del barbiere Michele, della fruttivendola e della giornalaia, io  mi rodo il fegato.
E mi interrogo sul perché di questa arrogante inciviltà. Tento qualche risposta “sociologica” (è il mio mestiere): i maschietti sono tutti a metà tra Berlusconi e Grillo: moralisti, spietati, giustizialisti con gli altri, indulgenti, furbi, relativisti con loro stessi. Le femminucce, tutte rigidamente al telefonino, confondono la realtà col loro pensiero (è la realtà che deve adattarsi al loro pensiero, non viceversa) e pertanto, diventa una fatica leggere i cartelli stradali (“strada chiusa”). Devono costatarlo di persona, per poi lasciarsi andare a crisi di nervosismo (contro chi?).

Maschietti e femminucce sono accomunati, però, da un pensiero: i cartelli sono finti, la scappatoia c’è sempre, la scorciatoia per non fare la fila, si trova. E’ la filosofia dell’arrangiarsi, dell’italiano “fai da te”, vigliacco, servile (con i potenti) paraculo e sparone (con i deboli), ben impersonato da Alberto Sordi.

Ma il messaggio, a questo punto, e in conclusione, è lecito: che insegneranno ai loro figli? Che società stiamo costruendo? 


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